Colesterolo e trigliceridi, le nuove linee guida

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Colesterolo e trigliceridi, le nuove linee guida

Messaggio  Dottore il Mar Lug 26 2011, 17:41

I nuovi limiti per il colesterolo LDL e le indicazioni
per la terapia: necessario seguire meglio anziani e donne

Un terzo degli europei ha i trigliceridi troppo alti. Il 60-70 per cento degli over 65 ha il colesterolo elevato e in un caso su due non si cura a sufficienza. Così, per combattere l'eccesso di grassi nel sangue l'European Atherosclerosis Society e l'European Society of Cardiology hanno appena messo a punto le prime linee guida europee “anti-dislipidemie”.
GRASSI – Zeljko Reiner, direttore della commissione che si è occupata della stesura del documento, spiega perché fosse necessario farlo: «L'eccesso di grassi nel sangue è uno dei fattori che più influenza il pericolo di andare incontro a eventi cardiovascolari. Abbiamo suddiviso nuovamente le categorie di rischio e dato indicazioni per la gestione dei pazienti, con un occhio di riguardo ai soggetti a rischio intermedio: quasi sempre si tratta di persone di mezza età che col tempo “scivolano” spesso verso una dislipidemia consistente. Sono questi i soggetti a cui è importante fare particolare attenzione, promuovendo un cambiamento dello stile di vita e prendendo in considerazione l'eventualità di una cura a base di farmaci». Le linee guida segnalano che il colesterolo LDL, quello “cattivo”, è ancora il sorvegliato speciale numero uno. Cambiano però le soglie di riferimento e secondo le nuove linee guida il colesterolo LDL non dovrebbe superare i 70 mg/dl in chi è ad altissimo rischio, ad esempio perché è iperteso, diabetico o ha già avuto un infarto; soglia abbassata a 100 per chi è a rischio cardiovascolare alto, limite a 115 per chi è a rischio moderato. Commenta Alberico Catapano, direttore del Centro Studio Aterosclerosi dell'università di Milano, «Abbassare il colesterolo “cattivo” resta un obiettivo primario, ma in un prossimo futuro sarà opportuno tener conto anche del colesterolo non-HDL (ovvero il colesterolo totale meno quello “buono”, HDL) e dell'apolipoproteina B, una componente del colesterolo LDL estremamente indicativa del rischio cardiovascolare. Questi due elementi sono molto utili per capire se gli interventi anti-colesterolo funzionano davvero e presto potrebbero diventare il mezzo migliore per seguire l'andamento della dislipidemia e la risposta alla terapia». Questo è vero soprattutto nei pazienti che hanno un buon livello di colesterolo LDL ma sono comunque a rischio elevato perché hanno troppi trigliceridi nel sangue (oltre 150 mg/dl). E non sono pochi, perché le stime degli esperti parlano di un terzo di tutti gli europei.

SU MISURA – Le linee guida sottolineano soprattutto l'importanza di un approccio “su misura” nella lotta ai grassi nel sangue: «Quello che funziona in un quarantenne che non ha una familiarità per le malattie cardiovascolari non è adatto a un anziano che ha avuto un ictus: i trattamenti devono essere necessariamente individualizzati», afferma Don Poldermans, uno dei coordinatori delle linee guida. Passo numero uno, stavolta adatto a tutti, la modifica dello stile di vita con lo stop a fumo e alcol, il miglioramento della dieta, l'aumento dell'esercizio fisico; se tutto questo non basta, sì ai farmaci scelti però facendo attenzione al rapporto costo-beneficio. «Per un paziente a basso rischio, le statine non sono quasi mai la scelta opportuna», si legge infatti nel documento. Accanto a questi farmaci, che si confermano comunque utili per il controllo delle dislipidemie, possono essere usati anche la niacina, gli inibitori dell'assorbimento del colesterolo e i farmaci che “sequestrano” la bile per espellerla meglio e non far rientrare in circolo il colesterolo che contiene. Per i pazienti che hanno i trigliceridi alti, spesso basta il controllo della dieta e del consumo di alcol; quando non è sufficiente, fibrati, niacina e acidi grassi omega-3 in associazione alle statine possono essere efficaci.

ANZIANI E DONNE – Particolare attenzione andrebbe posta agli anziani e alle donne, si legge nel documento: «Non c'è motivo per negare le statine o altri medicinali agli anziani – osserva Reiner –. Abbiamo ormai chiare evidenze che questi pazienti ottengono benefici tanto quanto i più giovani, ad esempio grazie a una consistente riduzione del rischio di ictus che è una concreta minaccia per gli over 65. È altrettanto importante trattare le donne dopo la menopausa: il loro rischio cardiovascolare spesso è discretamente alto e tuttora, invece, vengono curate troppo poco. Il risultato è che oggi nell'Unione Europea muore di malattie cardiovascolari il 55 per cento delle donne contro il 43 per cento degli uomini».

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