Consigli per sindrome colon irritabile

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Consigli per sindrome colon irritabile

Messaggio  Diamante Rosa il Gio Nov 03 2011, 14:52

Gli integratori utili se il colon è irritabile

La sindrome dell’intestino irritabile, detta anche colon irritabile o colite, è un disturbo cronico molto diffuso: oggi è il principale motivo per cui ci si reca dal medico di base ed è la prima causa di assenteismo sul posto di lavoro. In genere colpisce più le donne che gli uomini e può comparire a qualsiasi età. -

SINTOMI - Si tratta di un disturbo funzionale dell’intestino: quando i muscoli che regolano i movimenti intestinali provocano contrazioni più lunghe e intense del normale, ecco dolore, gonfiore, stipsi o, al contrario, diarrea, in modo ciclico.

CAUSE- In molti casi l’origine dei sintomi è sconosciuta. Le persone che ne soffrono spesso sono ansiose e stressate, oppure hanno una vita sregolata e cattive abitudini alimentari: pasti veloci e squilibrati, carichi di grassi, cibi raffinati. Nel 30-40% dei casi, invece, gli stessi sintomi sono da ricondurre a disturbi specifici come la malattia infiammatoria intestinale, squilibri della flora batterica, enteropatie da intolleranze (tipicamente la celiachia latente) o allergie, malfunzionamento della tiroide, malattie autoimmuni, oppure a un’intolleranza al lattosio.

DIAGNOSI - Se gli episodi sono frequenti e invalidanti e durano da almeno sei mesi, bisogna rivolgersi al gastroenterologo. Se il disturbo colpisce persone con più di 45 anni, meglio recarsi subito dallo specialista, al massimo dopo un paio di mesi. È importante l’anamnesi: il paziente deve raccontare i sintomi, la frequenza degli episodi, le abitudini di vita. Se il medico lo ritiene necessario, si procede con esami specifici: ecografia dell’addome, colonscopia e gastroduodenoscopia con biopsie, in modo da escludere malattie organiche come celiachia, diverticolite, poliposi o forme cancerose, ed esami del sangue.

FARMACI - in fase acuta curano i sintomi ma non risolvono il problema. Gli spasmolitici riducono le contrazioni, gli antidolorifici attenuano le fitte, mentre si possono usare antidiarroici o lassativi, ma solo al bisogno.

CIBI E INTEGRATORI - Una maggiore attenzione alla dieta e al momento del pasto, da consumare lentamente e con tranquillità, e un’attività fisica moderata possono ridurre i sintomi. Importante bere sempre almeno un litro e mezzo di acqua al giorno. Gli integratori a base di fibre vegetali aiutano se si soffre anche di stitichezza: le fibre favoriscono il transito intestinale e l’evacuazione. Se il problema è il gonfiore, è utile il glucomannano, una fibra vegetale che non contiene cellulosa, che può causare gonfiore. Anche i fermenti lattici o probiotici, assunti a cicli regolari, aiutano a regolarizzare l’intestino. Non esistono cibi vietati a chi soffre di colon irritabile, sta al singolo individuare quegli alimenti che possono causare problemi ed eliminarli. Tuttavia durante le crisi è bene evitare tutto ciò che crea gonfiore, come una dose eccessiva di carboidrati o verdure con foglie, bevande gassate, caffeina, spezie, alcolici. Non serve invece la dieta in bianco. Eliminare i latticini freschi se esiste un’intolleranza al lattosio.

RIMEDI ALTERNATIVI - Le discipline orientali come lo yoga contribuiscono al rilassamento mentale ma anche a quello dell’intestino e possono rivelarsi preziose alleate nella lotta al colon irritabile. L’idrocolonterapia elimina il gonfiore e pulisce la flora batterica intestinale, ma il suo effetto dura per poco: non è dannosa ma è bene non assuefarsi.
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Anna Valle «La colite mi perseguita»

Messaggio  Diamante Rosa il Gio Nov 03 2011, 15:03

L'attrice: «Ho mal di pancia tremendi. Colpa dello stress e della tensione. Solo con la mia piccola sto meglio

«Che cosa mi fa impazzire? Il mio colon. Irritabile, lo chiamano i medici. E l’aggettivo rende l’idea: è talmente suscettibile che basta poco per mandarlo in tilt. So che è un problema diffuso per il quale, in realtà, non c’è una soluzione definitiva. Prevenire è meglio che curare, dice un adagio. Ecco, con la colite questa è l’unica cosa che puoi fare, anche se non è sempre facile: è un disturbo subdolo, che ti prende nei momenti in cui dovresti essere al top, e invece ti devi mettere a combattere con mal di pancia tremendi.

NE SOFFRO FIN DALL'ADOLESCENZA - Io ne soffro fin dall’adolescenza. I piccoli grandi stress di quel periodo, ovvero la scuola e i primi amori, hanno subito messo a dura prova l’intestino. Col lavoro che ho intrapreso la situazione non è migliorata. Quello dell’attore è un mestiere che si fa con la pancia, e la mia mi avvisa sempre, puntuale come un orologio svizzero, quando intorno a me c’è una tensione eccessiva, quando dovrei fermarmi e invece vado avanti a oltranza, perché c’è una scaletta da rispettare e delle scadenze da non bucare. Prendete la mia ultima serie tv che va in onda su Canale 5, Un amore, una vendetta: per interpretare il ruolo di Laura, una donna che vive continue pressioni psicologiche e che deve fare i conti con il peso di un passato complesso, ho lavorato tantissimo. Arrivata all’ultimo mese di riprese ero stanchissima, fisicamente e mentalmente. E il colon non ha tardato a ribellarsi: qualsiasi cosa mangiassi stavo male. La pasta in bianco mi creava dei problemi, l’insalatina mi metteva ko, il pollo alla griglia non mi piaceva. A un certo punto ho anche pensato di sottopormi ai test per le allergie alimentari e per la celiachia. Alla fine ho trovato un momento per andare dal medico, che mi ha rassicurata: era il mio solito problema, condito da un virus intestinale piuttosto resistente. Non ho preso antibiotici ma ho fatto una bella cura con i fermenti lattici probiotici e mi sono tranquillizzata un po’. Piano piano ho cominciato a stare meglio.

MI PRENDERO' UNA PAUSA - Ma ho deciso: quando a dicembre finirò di girare la miniserie per Raiuno a cui sto lavorando con Neri Marcorè, Tutti i giorni della mia vita, mi prenderò una pausa. Un periodo tutto per me e la mia famiglia, in cui tornare ad abitudini regolari, come mangiare bene e dormire tanto. Sono queste le mie regole per tenere a bada il colon. Con il cibo ho un rapporto sano. Non sono una da pranzi luculliani, al ristorante non scelgo fritti o intingoli troppo complicati, col cioccolato non vado mai oltre il pezzettino, e sempre fondente. Bevo un caffè al giorno e non sento l’esigenza del bicchiere di vino ai pasti. Al mattino mangio sempre cereali e in casa non mancano mai le bustine di fermenti lattici (non parto mai senza una confezione in valigia). Poi però mi basta saltare un pasto, cenare a tarda notte o bere un caffè in più quando si comincia a girare il mattino prestissimo, per entrare in crisi. Altre volte la causa scatenante sta solo nella mia testa: non sopporto quando mi chiedono di impegnarmi in cose superflue, mi irrita quando qualcuno intralcia, anche involontariamente, il mio programma di lavoro.

COLON PIU' TRANQUILLO SE STO CON LA MIA PICCOLA- Quando sto male fermo tutto e mi sdraio, con una tazza di camomilla bollente in mano. Mi è capitato di avere fitte per sei ore di fila: non vorrei mai ripetere un’esperienza così. Medicinali non ne prendo, ma per quel giorno mi impongo la cura del relax. Con il corpo non si scherza, e nemmeno con lo stress. Io lo so bene, e ci sto attenta. A casa c’è Ginevra che mi aspetta: non voglio trasmetterle ansie o scaricare i miei problemi su di lei. Almeno in questo sono brava: non mi considero una mamma apprensiva e il mio colon sta più tranquillo quando dormo nella stanza vicina a quella della mia piccola».

Anna Valle
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articolo descrittivo sulla sindrome del colon irritabile

Messaggio  Diamante Rosa il Sab Nov 05 2011, 12:35

La sindrome dell'intestino irritabile (SII o IBS dall'inglese irritable bowel syndrome) è un disordine della funzione intestinale caratterizzato da dolore addominale in relazione a cambiamenti dell'alvo (o in senso stitico o in senso diarroico) e con segni di alterata defecazione e distensione addominale.[1]

Indice
1 Definizione e classificazione
2 Epidemiologia
3 Patogenesi
4 Profilo clinico
4.1 Sindrome dell'intestino irritabile con stipsi prevalente
4.2 Sindrome dell'intestino irritabile con diarrea prevalente
4.3 Sindrome dell'intestino irritabile con alvo alterno
4.4 Sindrome dell'intestino irritabile inclassificata
5 Profilo diagnostico
6 Terapia
7 Note
8 Bibliografia
9 Voci correlate

Definizione e classificazione

La SII appartiene al gruppo dei disordini funzionali gastrointestinali (DFGI), una categoria diagnostica definibile in base alla sola presentazione sintomatologica e caratterizzata dall'assenza di un evidente substrato patogenetico. In base a criteri di Roma III,[2] la sindrome dell'intestino irritabile viene definita come dolore o fastidio addominale ricorrente associato ad almeno due delle seguenti caratteristiche:
Migliora con la defecazione
Associato ad un'alterazione della frequenza dell'alvo
Associato ad un'alterazione della consistenza delle feci
Inoltre, la diagnosi di SII può essere posta solo dopo aver escluso:
Alterazioni anatomiche (stenosi, sindrome dell'intestino corto...)
Alterazioni del metabolismo (iper- ipotiroidismo, iperparatiroidismo...)
Processi infiammatori (morbo di Crohn o rettocolite ulcerosa...)
Neoplasie (carcinoidi, cancro del colon-retto...)
Epidemiologia [modifica]

La SII colpisce il 3-20% della popolazione degli Stati Uniti d'America,[3] con una prevalenza maggiore nelle aree industrializzate.[4] Le nazioni con maggiore prevalenza sono il Brasile (43%) e il Messico (46%), quelle con minore il Giappone e l'India.[5][4] La SII ha una prevalenza di circa il doppio nel genere femminile.[5]

Patogenesi

Per definizione, non è possibile identificare un univoco elemento patogenetico che giustifichi lo sviluppo della sindrome dell'intestino irritabile. Benché siano state avanzate diverse ipotesi, la patogenesi della SII non è tuttora chiara. L'ipotesi più suggestiva è che le manifestazioni sintomatologiche siano causate da più fattori concorrenti, tra cui la predisposizione genetica,[6] precedenti episodi infetti acuti a carico del tratto gastrointestinale (soprattutto infezioni sostenute da Campylobacter e Shigella) e la presenza di precipui stimoli biologici presenti nel lume intestinale, come alcuni antigeni alimentari, batteri, allergeni o farmaci. Ulteriore elemento è l'ipersensibilità viscerale, definita come un'abnorme percezione dei normali processi fisiologici connessi con la digestione; in tal senso, alterazioni delle fibre C afferenti intestinali o l'esaltata attività dei neuroni delle corna posteriori del midollo spinale sarebbero responsabili dell'anomala percezione della peristalsi e della distensione viscerale avvertiti nei soggetti con SII come dolore o fastidio. Ulteriore ipotesi identifica la patogenesi della SII con un'alterazione del controllo neuroimmunoendocrino; in base a questa ipotesi, l'aberrante percezione dei normali processi digestivi sarebbe da imputare al disequilibrio di risposta tra cellule CD3+/CD25+, gli stimoli nervosi afferenti/efferenti e la secrezione di fattori neuroendocrini come il CRH, il cortisolo, la noradrenalina e l'adrenalina. L'ipotesi disregolativa dell'attività fisiologica intestinale trova conforto dall'evidenza che soggetti con precedenti infezioni o chirurgia del tratto gastrointestinale sono maggiormente predisposti allo sviluppo di SII.
Quali che siano i fattori scatenanti, è indubbio che il profilo psicologico del paziente giochi un ruolo fondamentale nella patogenesi della SII; tale connessione è evidenziata dall'andamento ricorrente della malattia, con fasi di remissione e riesacerbazione, queste ultime molto frequentemente precedute da intensi stress psicofisici. Il dolore e il fastidio addominale, accompagnati da alterazione dell'alvo sono inoltre essi stessi causa di stress, ansia ed apprensione, stati emotivi che possono sostenere il circolo vizioso alla base della sindrome dell'intestino irritabile.

Profilo clinico

La principale manifestazione della sindrome dell'intestino irritabile è il dolore. Sovente, i pasti rappresentano gli eventi scatenanti il dolore che, viceversa, tende a venir alleviato dalla defecazione o all'evacuazione di gas. Al dolore si associano senso di tensione e distensione addominale. A seconda delle caratteristiche delle feci vengono distinti quattro gruppi in cui è possibile stratificare i pazienti.[1]

Sindrome dell'intestino irritabile con stipsi prevalente

Tale gruppo è caratterizzato dalla presenza di feci dure o caprine in una percentuale superiore al 25% delle defecazioni e di feci non formate in una percentuale inferiore al 25%. Questi pazienti riferiscono spesso meno di tre evacuazioni alla settimana, accompagnate da sforzo durante la defecazione e sensazione di incompleto svuotamento intestinale. Molto frequentemente, questi pazienti ricorrono all'uso di lassativi.

Sindrome dell'intestino irritabile con diarrea prevalente

In questo caso, l'alvo è caratterizzato da feci molli, non formate, in una percentuale superiore al 25% delle defecazioni e di feci dure o caprine in una percentuale inferiore al 25%. Questi pazienti riferisco spesso più di tre evacuazioni al giorno, accompagnate da stimolo imperioso, incontinenza e presenza di muco nelle feci. La diarrea, tuttavia, non interrompe il sonno e non provoca né squilibri idroelettrolitici né sindrome da malassorbimento.

Sindrome dell'intestino irritabile con alvo alterno

Tale gruppo presenta feci non formate, molli, in più del 25% delle evacuazioni e dure, caprine, in più de 25% delle evacuazioni. Ad episodi di diarrea intensa si alternano episodi di stipsi più o meno grave.

Sindrome dell'intestino irritabile inclassificata

In questi pazienti non è possibile identificare con precisione una prevalenza o un'alternanza del tipo di alvo.
Segni e sintomi d'allarme
Risveglio provocato dai disturbi
Sangue nelle feci
Masse addominali
Anemia
Febbre
Eccessivo dimagrimento

Profilo diagnostico

La diagnosi di sindrome dell'intestino irritabile viene posta se le manifestazioni descritte precedentemente persistono in maniera continua o ricorrente per un periodo di almeno 6 mesi. Benché per definizione la diagnosi si fondi completamente nel contesto anamnestico, è spesso possibile rilevare meteorismo e corda coli all'esame obiettivo. Con la locuzione corda coli si fa riferimento ad un colon abnormemente contratto e dolente alla palpazione, spesso a livello della fossa iliaca sinistra e del fianco sinistro. Un'accurata anamnesi, che escluda le manifestazioni di allarme riportate nel riquadro a destra, ha un valore predittivo positivo di circa il 98%.[1]
Questo significa che l'accurato approccio anamnestico è sufficiente a porre diagnosi senza eseguire costose ed invasive procedure diagnostiche. Tale approccio permette di porre diagnosi di certezza, evitando al paziente di sottoporsi ad esami ulteriori che rafforzerebbero soltanto l'atteggiamento da malattia. In tutti i pazienti di età inferiore a 45 anni e con anamnesi familiare negativa per neoplasie intestinali è sufficiente corroborare il sospetto diagnostico mediante la richiesta di:
Esame emocromocitometrico
Velocità di eritrosedimentazione e proteina C reattiva
Sideremia
Esami delle urine
Esami delle feci
Nei pazienti con SII con diarrea prevalente (in caso di sospetto) può essere inoltre utile richiedere:
Titolazione sierica degli anticorpi anti-endomisio ed anti-gliadina la cui negatività porta all'esclusione delle celiachia
Esofagastroduodenoscopia con biopsie duodenali in caso di positiva di Ab per la celiachia
Dosaggio sierico del TSH e degli ormoni tiroidei per escludere l'ipertiroidismo
Nei casi in cui si presenti sanguinamento, si dovrebbe procedere all'esecuzione di una colonscopia.
Nei pazienti con SII con stipsi prevalente (in caso di sospetto) può essere utile richiedere:
Glicemia e emoglobina glicosilata per escludere il diabete
Dosaggio del paratormone per escludere l'iperparatiroidismo
Dosaggio del TSH per escludere l'ipotiroidismo
Defecografia
Tempi di transito intestinale
Manometria retto-anale
L'ecografia pelvica ed addominale, in virtù dell'assenza di invasività, dovrebbe essere utilizzata nei casi in cui vi è sospetto di malattie extraintestinali alla base del dolore.

Terapia

La terapia è finalizzata alla risoluzione degli eventi patogenetici alla base della SII. In questo senso, occorre stabilire un buon rapporto medico-paziente atto ad indagare le situazioni o gli alimenti correlati alla riesacerbazione del corredo sintomatologico. Per esempio, può essere utile riportare in un diario la frequenza dell'alvo o l'intensità del dolore/meteorismo e l'alimentazione associata alle crisi. L'uso di ansioliti (come le benzodiazepine) nei brevi periodi in cui il paziente riconosce il proprio stato d'ansia, è molto utile nel ridurre la partecipazione psicologica al dolore, con riduzione dello stesso. Analogamente, l'utilizzo di antidepressivi come gli SSRI, oltre a modulare direttamente il dolore senza alterare la funzione psichica, sono in grado di migliorare la qualità del sonno e di diminuire la frequenza degli attacchi. Tuttavia, tali terapie devono essere intraprese in un adeguato contesto psicoterapeutico volto non soltanto alla terapia della SII, ma alla ricerca e all'eliminazione degli elementi psicosociali alla basi dei disturbi d'ansia o depressione. Altre terapie sono invece rivolte al controllo del dolore; in questo senso, sono particolarmente utili alcuni spasmolitici come:
Cimetropio bromuro
Ottilonio bromuro
Pinaverio bromuro
Trimebutina
Mebeverina
Analogamente alla terapia della diverticolosi, la sindrome meteorica può essere ridotta utilizzando antibiotici scarsamente assorbibili e probiotici che regolarizzino la flora intestinale. In corso di diarrea, la frequenza delle scariche può essere diminita riducendo l'assunzione alimentare di fruttosio, sorbitolo e mannitolo. Questi ultimi due sono presenti soprattutto come dolcificanti di caramelle e gomme da masticare. A questi accorgimenti può essere utile associare preparati a base di caolino come la diosmectide. Nei soggetti con alvo prevalentemente stitico e con presenza di meteorismo, sono disponibili preparati a basse concentrazioni di polietilenglicole/sali minerali da assumere quotidianamente.

Note

^ a b c UNIGASTRO - Coordinamento Nazionale Docenti Universitari di Gastroenterologia, Cap. 52 - Sindrome dell'intestino irritabile in Manuale di Gastroenterologia, Roma, Editrice gastroenterologica italiana, 2007-2009, Pag. 470-479. ISBN 88-7781-814-X
^ Rome III Diagnostic Criteria for Functional Gastrointestinal Disorders. Rome Fundation, 2006
^ Grundmann O, Yoon SL. (Gennaio 2010). Irritable bowel syndrome: Epidemiology, diagnosis and treatment: An update for health-care practitioners. J Gastroenterol Hepatol. PMID 20074154.
^ a b Gwee KA, Lu CL, Ghoshal UC. (Ottobre 2009). Epidemiology of irritable bowel syndrome in Asia: something old, something new, something borrowed.. J Gastroenterol Hepatol 24 (10): 1601-7. PMID 19788601.
^ a b Quigley EM, Locke GR, Mueller-Lissner S, Paulo LG, Tytgat GN, Helfrich I, Schaefer E. (Luglio 2006). Prevalence and management of abdominal cramping and pain: a multinational survey.. Aliment Pharmacol Ther 24 (2): 411-9. PMID 16842469.
^ Gemelli eterozigoti manifestano entrambi la SII in circa 8.4% dei casi, omozigoti in circa il 17.2%, Unigastro, vedi nota 1
Bibliografia [modifica]

UNIGASTRO - Coordinamento Nazionale Docenti Universitari di Gastroenterologia, Manuale di Gastroenterologia, Roma, Editrice gastroenterologica italiana, 2007-2009. ISBN 88-7781-814-X
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