Le diete iperproteiche come la tisanoreica di Gianluca Mach fanno male alla salute. SONO NOCIVE!

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Le diete iperproteiche come la tisanoreica di Gianluca Mach fanno male alla salute. SONO NOCIVE!

Messaggio  Dr.Morbius il Mer Lug 24 2013, 18:14

Le diete iperproteiche come la tisanoreica di Gianluca Mech causano una malattia al nostro organismo che si chiama CHETOSI:

La chetosi o acetonemia (termine più conosciuto nella manifestazione infantile) è il sintomo di un alterato metabolismo degli acidi grassi.
Si manifesta prevalentemente nell'età infantile e nei pazienti diabetici.

Indice
1 Eziologia
2 Patogenesi e quadro patologico
2.1 Patogenesi nel paziente diabetico
2.2 Patogenesi nel bambino
3 Anatomia Patologica
4 Sintomi e Terapia
4.1 Paziente con Chetoacidosi Diabetica
4.2 Paziente con Chetosi infantile
5 Esame Obiettivo ed Esami di Laboratorio
Eziologia [modifica]

La causa della chetosi è da ricercare in pazienti con un alterato metabolismo del glucosio che porta ad una prolungata ipoglicemia, compensata da un'eccessiva gluconeogenesi che sfrutta gli intermedi del ciclo di Krebs, bloccandone l'attività. Questi eventi si manifestano:
nelle infezioni
nell'abuso di alcol
nello stress emozionale
nella pancreatite
nelle emorragie gastrointestinali
nella infusione e.v. di destrosioipoglicemia
in gravidanza
durante il digiuno prolungato
in grave carenza di carboidrati, sia per regime alimentare sbagliato che per intenso consumo (attività fisica prolungata)
nell'alcolismo.
Patogenesi e quadro patologico [modifica]

La chetogenesi, principale causa dei segni della chetosi, è dovuta alla formazione dei corpi chetonici, composti derivati dagli acetil-CoA, i quali non possono proseguire il ciclo di Krebs per la mancanza dei suoi intermedi, quali l'ossalacetato. La formazione di corpi chetonici, sintetizzati per reazione di almeno 3 acetil-CoA, comporta il risparmio del Coenzima A, necessario all'attivazione degli stessi acidi grassi. I corpi chetonici, così formati, viaggiano nel sangue. Uno di questi, l'acetone, molto volatile, si libera a livello degli alveoli e conferisce all'alito del paziente affetto da chetosi il caratteristico odore.
Patogenesi nel paziente diabetico [modifica]
La bassa concentrazione ematica di insulina, insieme con la presenza di ormoni controregolatori (glucagone), provoca:
un'aumentata gluconeogenesi epatica;
un'aumentata proteolisi;
una minore utilizzazione periferica di glucosio.
Questi eventi portano alla iperglicemia, dunque alla glicosuria, con conseguente diuresi osmotica, perdita di elettroliti e ipovolemia.
un'aumentata lipolisi, con aumento dei NEFA ematici e dei corpi chetonici.
La presenza di corpi chetonici comporta una forte diminuzione della riserva alcalica, che, unita all'insufficienza renale dovuta all'ipovolemia, porta all'acidosi.
La triade "chetosi, iperglicemia, acidosi" viene chiamata nel diabetico Chetoacidosi diabetica o DKA
Patogenesi nel bambino [modifica]
La chetosi nel bambino è detta acetone e, se non è dipendente dal diabete, è una manifestazione benigna che si accompagna a malattie febbrili, shock emotivi oppure al digiuno, tutte condizioni che si manifestano frequentemente nel bambino, il cui equilibrio metabolico è più delicato che nell'adulto. Si può inoltre considerare concausa dell'acetonemia una alimentazione errata, che preveda l'uso eccessivo di grassi e fritti.
Anatomia Patologica [modifica]

La connessione tra la chetoacidosi diabetica e lo stesso diabete, comporta l'identità del quadro anatomo patologico.
A causa della natura prettamente biochimica e transitoria della chetosi nel bambino, non vi sono manifestazioni anatomo patologiche considerevoli.
Sintomi e Terapia [modifica]

Occorre distinguere i segni e sintomi nel paziente diabetico\critico e nel bambino. La distinzione si ha anche nel trattamento.
Paziente con Chetoacidosi Diabetica [modifica]
Nota: la chetoacidosi è l'abbassamento del pH nel sangue a seguito dell'aumento di concentrazione di acido acetoacetico, acetone, e acido beta-idrossibutirrico, prodotti dalla biosintesi epatica di glucosio a partire da acidi grassi.
Sintomi: Stanchezza, malessere generale, poliuria, sete, polidipsia, crampi, aritmie cardiache, sonnolenza, perdita di peso,
bradipnea.
Segni: disidratazione, ipotensione, anomalie ECG, disfunzioni cerebrali, perdita della massa muscolare, Respiro di Kussmaul.
Terapia:
Reidratazione
Somministrazione di insulina
Somministrazione di potassio
Infusione di glucosio
Paziente con Chetosi infantile [modifica]
Il quadro clinico è caratterizzato da rifiuto del cibo e vomito, che in casi estremi può portare alla disidratazione e provocare senso di malessere generale, come dolori addominali o cefalee, accompagnato da lingua asciutta e patinosa, respiro profondo e frequente. La crisi è di solito rapida e questi sintomi durano dalle 24 alle 48 ore.
Terapia: Il bambino deve essere reidratato con continuità, ma senza eccessi. L'utilizzo dei succhi di frutta è consigliato, poiché ricchi di acqua e zuccheri, utili per eliminare i corpi chetonici. Per prevenire una nuova comparsa di chetosi occorre nutrire il bambino con alimenti ricchi di fibre e carboidrati complessi, la cui digestione comporta un rilascio graduale e duraturo di glucosio nell'intestino (pasta, cereali, pane).
Esame Obiettivo ed Esami di Laboratorio [modifica]

La diagnosi di DKA è immediata, dato il forte odore di aceto dell'alito. Tuttavia un esame dell'urine (anche su stick rapido) è in grado di accertare la presenza della malattia e di valutare la concentrazione dei corpi chetonici e del glucosio. È necessario eseguire l'ECG per valutare la funzionalità cardiaca, spesso compromessa, e analisi approfondite quali azotemia e creatininemia per valutare la funzionalità renale.
La chetosi nel bambino, manifesta grazie all'odore di frutta dell'alito, è solitamente accompagnata da febbre; benché questi segni sono sufficienti per un esame obiettivo, strisce reattive ai corpi chetonici nell'urine possono essere utilizzate per la diagnosi certa.

La Dieta Chetogenica

La dieta chetogenica si basa sul presupposto che un'alimentazione ricca di proteine e lipidi, e nel contempo molto povera di carboidrati, mantenga costanti i i livelli di insulina evitando l'accumulo di grasso e favorendo il suo utilizzo a scopo energetico. Diminuendo i livelli di glucosio oltre i limiti raccomandati il corpo sarà costretto ad attingere energia da altri substrati quali proteine e lipidi.

La Gluconeogenesi

La gluconeogesi è un processo che porta alla formazione di glucosio a partire dallo scheletro carbonioso di alcuni aminoacidi. Questo processo assicura un apporto costante di energia anche in condizioni di carenza di glucosio ma costringe fegato e reni a lavorare di più per eliminare l'azoto.
dieta chetogenicaEvitare di assumere glucosio tramite la dieta e costringere il corpo a scindere le proteine è un processo piuttosto stupido, perché intossica l'intero organismo e lo fa lavorare inutilmente.
In ogni caso tutto questo lavoro aumenta la quantità di calorie bruciate (effetto termogenetico) e stimola la secrezione di ormoni e la produzione di metaboliti che favoriscono lo smaltimento del grasso e sopprimono l'appetito. Per tutti questi motivi l'efficacia "dimagrante" della dieta chetogenica è tuttosommato elevata.
Se vogliamo è lo stesso principio degli steroidi anabolizzanti, entrambe le cose funzionano ma le conseguenze di un loro utilizzo prolungato e indiscriminato sono piuttosto gravi.
E poi, se permettete, una dieta moderatamente iperproteica, ricca di carboidrati complessi e fibre ad ogni pasto, associata ad alcuni accorgimenti dietetici, mantiene gli effetti benefici della chetogenica eliminando buona parte degli aspetti negativi.
I Corpi Chetonici

La dieta chetogenica, a causa dell'elevato apporto di grassi e proteine, può causare gravi problemi come uremia e chetosi (aumento della concentrazione dei corpi chetonici nel sangue). Ma che cosa sono i corpi chetonici?
L'organismo umano necessita di glucosio per sopravvivere.
L'essenzialità del glucosio come fonte energetica è legata al fatto che il sistema nervoso centrale utilizza esclusivamente glucosio per svolgere la propria attività e anche gli eritrociti sono dipendenti dalla glicolisi per il loro metabolismo energetico. Si calcola che il minimo apporto giornaliero di glucosio per permettere il normale funzionamento di questi sistemi sia di 180 grammi.
Tuttavia, in condizioni particolari di estrema carenza di glucosio (digiuno prolungato) il corpo ricorre ai corpi chetonici per sopravvivere.

FORMAZIONE DEI CORPI CHETONICI

La lipolisi (la degradazione degli acidi grassi a scopo energetico) è legata alla glicolisi (la degradazione del glucosio a scopo energetico).
Se per un qualche motivo la glicolisi ed il ciclo di Krebs sono fortemente rallentati, allora anche la lipolisi viene compromessa e si formano i corpi chetonici (gli acidi grassi vengono normalmente degradati ad acetil CoA che entra nel ciclo di Krebs legandosi all'ossalacetato per un ulteriore ossidazione fino ad anidirde carbonica e acqua. Se la produzione di acetil CoA tramite la lipolisi eccede la capacità di assorbimento dell'ossalacetato, si formano i corpi chetonici).
I corpi chetonici sono tre, l'acetone, l'acetoacetato e il 3-idrossibutirrato. I corpi chetonici si formano a partire da due molecole di acetil-CoA che, non potendo entrare in Krebs, si associano tra loro.
I corpi chetonici vengono prodotti normalmente in quantità minime che sono facilmente smaltibili dall'organismo (in particolare dal rene e dai polmoni). Se la produzione di corpi chetonici diviene molto elevata il loro accumulo nel sangue, definito chetosi, abbassa il pH ematico con conseguente acidosi metabolica (tipica dei diabetici non trattati). In casi estremi l'acidosi può portare al coma e persino alla morte.
I problemi sono aggravati se il soggetto svolge un'attività sportiva intensa, che aumenta le richieste e l'ossidazione di glucosio da parte dell'organismo.

Anche se l'esercizio fisico aumenta le capacità di ossidare tali sostanze a scopo energetico, opponendosi a tutti gli effetti negativi di un loro accumulo nel torrente ematico, il ricorso alla dieta chetogenica rimane comunque una forzatura metabolica, che a lungo andare può causare conseguenze spiacevoli anche in un organismo giovane e ben allenato.

CHETOGENICA? NO GRAZIE!

Senza dubbio la dieta chetogenica funziona nell'immediato ma sottopone l'organismo ad uno stress continuo e non salutistico. Praticamente il gioco non vale la candela e la dieta chetogenica, sia pur efficace sotto certi punti di vista, può e deve essere sostituita con altri regimi alimentari meno dannosi ed ugualmente efficaci.

L’ultimo giudizio negativo sul programma dietetico Tisanoreica arriva da Altroconsumo. L’associazione di consumatori ha esaminato nel dettaglio lo schema della dieta e i prodotti, formulando un giudizio negativo sull’intero programma di cui noi de Il Fatto Alimentare ci siamo più volte soffermati.

I punti critici sono soprattutto tre:

- è un regime alimentare diseducativo perché basato su alimenti ”finti”;
- è squilibrato e prevede un consumo eccessivo di proteine che provoca nell’organismo uno stato di affaticamento di fegato e reni,
- è piuttosto costoso; in effetti i prodotti firmati da Giancluca Mech, necessari per seguire la dieta, risultano particolarmente onerosi.

Siamo di fronte a una dieta dichiaratamente sbilanciata pensata “con lo scopo di mandare in tilt l’organismo”. Secondo Altroconsumo questa definizione è stata data dallo stesso Gianluca Mech, fondatore di Tisanoreica, che però non risulta essere né un medico, né un nutrizionista, ma un imprenditore che propone una dieta iperproteica non particolarmente originale.

Il programma di Mech è affiancato da quattro libri, un sito, una rete di centri e soprattutto tantissimi prodotti. L’imprenditore parla di “chetosi verde”, un modo gentile per dire che si tratta di una condizione dell’organismo caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di corpi chetonici nel sangue in seguito a un’alterazione del metabolismo degli zuccheri e dei lipidi, come avviene nel digiuno prolungato e nel diabete.

L’attenzione di Altroconsumo si concentra soprattutto sui prodotti e più in generale sul business abbinato al progetto. Per seguire la dieta bisogna sostituire buona parte della propria alimentazione con porzioni di preparati ispirati alla pasta e al riso composti da polverine proteiche che permettono di ottenere bevande al gusto di cappuccino, frutta o yogurt, zuppe e perfino omelettes alle erbe o al formaggio.

Prodotti di questo tipo hanno poco in comune con l’educazione alimentare che dovrebbe invece costituire la base di qualunque dieta, e spesso contengono, oltre a un mix di erbe (papaia, ananas, anice stellato, malva, finocchio, carciofo, tarassaco, senna), una lunga fila di aromi e additivi in modo da simulare il gusto degli alimenti.

Ed è proprio su alcune di queste sostanze che la rivista punta il dito: il colorante giallo tartrazina, aggiunto al preparato-bevanda gusto pesca e mango, può indurre reazioni allergiche; la Carta degli Additivi dell’associazione, inoltre, sconsiglia l’impiego sia del diossido di titanio presente nella zuppa, sia del dimetilpolisilossano, un antischiumogeno presente in commercio come farmaco e utilizzato nella composizione di alcune bevande. Altroconsumo chiude perciò l’inchiesta con un giudizio negativo e sconsiglia il metodo di Mech “perché ci sono molti dubbi sulla sua sicurezza”.

Sul fronte dei costi, seguire il programma comporta una spesa di circa 16 € al giorno, senza considerare gli altri alimenti che pur si debbono acquisare. Il conto è presto fatto: una bevanda al cappuccino oppure una porzione di crema al cioccolato o di zuppa costano 4 €, mentre servono 3,20 € per 50 g di “pasta” o “riso”. Le virgolette sono d’obbligo perché si tratta di alimenti proteici che ricordano la pasta e il riso, ma non lo sono propriamente. Per Altroconsumo, sarebbe illegale definire riso “un prodotto che del riso ha solo la forma”.

Tisanoreica propone un regime squilibrato: la strada per stare bene, ricordano gli esperti, è fatta di cibo naturale, semplice e vario, attività fisica e stile di vita sano. Qualsiasi altra soluzione è solo temporanea: seguire per breve tempo i consigli di Mech non dovrebbe causare problemi di salute, ma c’è il rischio che queste indicazioni così poco salutari entrino a far parte dello stile di vita quotidiano.

Mangiare bacche, noci, carne in grande quantità. Evitare accuratamente latticini, cereali trasformati di qualunque genere, zuccheri. È la dieta Perché è impossibile (e inutile)
seguire una «paleo-dieta»
L'uomo di oggi è molto diverso dai cavernicoli, piante e animali attuali non sono quelli di diecimila anni fa

Mangiare bacche, noci, carne in grande quantità. Evitare accuratamente latticini, cereali trasformati di qualunque genere, zuccheri. È la dieta "da cavernicoli" di chi è convinto che l'uomo non sia molto cambiato dal Paleolitico in poi e quindi non basti togliere i cibi spazzatura per un'alimentazione davvero sana, ma serva tornare a nutrirsi come i nostri antenati cacciatori-raccoglitori. Tuttavia un articolo sulle pagine di Scientific American, raccontando le riflessioni raccolte nel libro "Paleofantasy" della biologa evoluzionista Marianne Zuk dell'università di Riverside in California, avverte: la dieta paleolitica è sbagliata e pure impossibile da seguire per davvero, perché né l'uomo né le specie animali e vegetali sono più le stesse rispetto a decine di migliaia di anni fa.
PPROGENITORI - I fautori dell'alimentazione "alla Flintstones" sottolineano che dalla fine del Paleolitico, circa 10mila anni fa quando si sviluppò l'agricoltura, il genoma umano non si è modificato in maniera sostanziale: a quel tempo, secondo i nostalgici, l'uomo era in sintonia con l'ambiente in cui viveva e non soffriva di malattie cardiovascolari, obesità, tumori. Mangiava solo ciò che riusciva a procurarsi con le sue forze, cacciando prede e raccogliendo semi selvatici, erbe, bacche. Poiché il corpo umano si sarebbe adattato alla vita allora, per restare sani il nostro regime alimentare non dovrebbe scostarsi da quello dei nostri progenitori: tumori e altre malattie attuali sarebbero il frutto di un'incompatibilità del nostro organismo con gli alimenti di cui ci nutriamo. Da qui la necessità di evitare tutti i cibi inventati dall'uomo dopo il Paleolitico: latticini, cereali trasformati (dal pane bianco ai prodotti per la colazione), zuccheri, insaccati, per non parlare di patatine e fast food. La paleo-dieta, se da un lato ha almeno il pregio di eliminare i cibi spazzatura che di sicuro bene non fanno, nella sua versione integralista non concede neppure latticini ricchi di calcio, legumi che sono un'ottima fonte di proteine, cereali pieni di fibre. Un rischio per la salute, secondo parecchi nutrizionisti.

EVOLUZIONE - Per di più, come scrive Zuk, le teorie dei paleo-ammiratori partono da presupposti sbagliati: noi non siamo affatto gli uomini che eravamo decine di migliaia di anni fa. «Come ogni altro essere vivente, nel nostro lungo percorso evolutivo abbiamo subito cambiamenti - scrive Zuk -. Diversi esempi chiariscono che l'evoluzione di alcuni nostri tratti, correlati al cibo e non solo, non si è fermata all'età della pietra e anzi, è stata molto rapida». La capacità di digerire il latte da adulti è forse l'esempio più famoso: dopo l'avvento della pastorizia e l'inizio della produzione dei latticini è comparsa in molti una mutazione genetica che consente di mantenere "acceso" il gene che codifica per l'enzima lattasi, indispensabile per il metabolismo del latte, anche dopo la primissima infanzia. Non solo: la biologa sottolinea che pure la microflora intestinale, che interagisce con il cibo che introduciamo, oggi è quasi certamente diversa rispetto a quella che si trovava negli intestini dei cavernicoli. Insomma, l'uomo non è più quello di allora e non ha molto senso cibarsi come se fossimo all'età della pietra, anche perché pure le nostre attività sono diverse: nessuno di noi sgobba dall'alba al tramonto per cacciare, raccogliere legna o difendersi da predatori pericolosi.

IMPOSSIBILE - Non basta. Se pure la dieta paleolitica avesse un senso, sarebbe impossibile seguirla davvero perché oltre all'uomo sono cambiate anche le specie animali e vegetali di cui dovremmo nutrirci. Christina Warinner, biologa dell'università di Zurigo, ha spiegato che quelle attuali non hanno più nulla a che vedere con quelle del Paleolitico, perché abbiamo selezionato artificialmente prodotti che ritenevamo migliori: frutti più grandi, animali più produttivi, sottotipi diversi per sapore e aspetto. I pomodori erano più piccoli, le banane avevano i semi, non esistevano cavoli, cavolfiori o broccoli ma un solo tipo di "cavolo" primordiale. Che allora basti guardare come mangiano oggi le tribù rimaste più ancorate al passato? Non è così semplice, perché l'alimentazione dei cacciatori-raccoglitori moderni è assai variegata, come lo era quella dei nostri avi: in sostanza, allora come adesso l'uomo era molto flessibile nelle sue scelte alimentari, mangiava in base a ciò che offriva il suo ambiente, alla stagione, alle opportunità che trovava. Morale, è praticamente impossibile dire come debba essere la paleo-dieta ideale.

SALUTE - Per di più, ieri come oggi chi si alimenta con ciò che offre la natura senza poter accedere a nulla che non ci si possa procacciare con arco, frecce, canna da pesca e pochi altri strumenti non è più sano di noi occidentali "crapuloni". L'idea che la paleo-dieta garantisca salute è un falso, secondo gli studiosi delle popolazioni del passato e delle tribù di cacciatori-raccoglitori attuali: una recente ricerca pubblicata sulla rivista Lancet, condotta analizzando poco meno di 150 mummie risalenti fino a 4mila anni fa e rinvenute in quattro aree archeologiche nel mondo, dall'Egitto al Perù, ha dimostrato che in buona parte di quegli uomini del lontano passato è possibile trovare chiari segni di aterosclerosi dei vasi sanguigni. Non è vero, quindi, che emulare gli stili di vita preindustriali o addirittura pre-agricoli ci metterebbe al riparo da una delle malattie che riteniamo maggiormente legate a doppio filo con i nostri stili di vita sbagliati, come hanno scritto i ricercatori; peraltro allora l'aspettativa di vita era a dir poco scarsa rispetto a oggi per colpa di infezioni e malattie oggi perfettamente curabili (ma nessun seguace della paleo-dieta rinuncerebbe anche agli antibiotici, si suppone). Non va meglio prendendo in considerazione la salute dei cacciatori-raccoglitori di oggi: Ana Magdalena Hurtado e Kim Hill, dell'università di Tempe, hanno studiato la dieta e le condizioni di salute degli Hiwi, una tribù del Venezuela, arrivando alla conclusione che cibarsi di radici, frutta, miele e animali vari (formichieri, armadilli, tartarughe, iguane selvatiche e lucertole: chi vorrebbe imitare l'alimentazione dei nostri avi dovrebbero tenerlo presente quando mangia manzo o maiale) non fa poi così bene alla salute. «Gli Hiwi non sono particolarmente sani: bassi, esili, malnutriti e affamati, sono bersaglio di infezioni intestinali varie e i loro figli non superano i quindici anni in un caso su due», spiegano Hurtado e Hill. Insomma, la paleo-dieta è una paleo-fantasia, come dice la Zuk: vivere mangiando solo i cibi disponibili prima che imparassimo a coltivare i campi è un'illusione e non garantisce per forza una buona salute. I nostri progenitori erano costretti a mangiare così, noi no: forse non è indispensabile privarci di tutto ciò che siamo stati in grado di produrre e cucinare da 10mila anni fa a oggi, basterebbe mangiare con moderazione e buonsenso evitando (o riducendo al massimo) solo quello che sappiamo potrebbe essere dannoso, dal fast food ai grassi saturi.
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