I cinque numeri per un cuore sano

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I cinque numeri per un cuore sano

Messaggio  Dr.Morbius il Dom Giu 29 2014, 14:38

Secondo gli esperti della salute del cuore, bisogna sempre tenere a mente le misurazioni di cinque aspetti importanti: pressione arteriosa, indice di massa corporea (BMI), la circonferenza della vita e i livelli di colesterolo nel sangue. Scopriamo quali sono i numeri vincenti

Ci sono una serie di numeri che sono di fondamentale importanza conoscere, perché riguardano la nostra salute e, in particolare, quella cardiovascolare.

Ci sono cinque numeri vincenti da non dimenticare. E non stiamo parlando di numeri da giocare al Lotto, ma di cifre che riguardano la nostra salute e che possono fare la differenza, perché, si sa, quando c’è la salute…
I fattori più importanti, secondo gli esperti di cardiologia dell’Ohio State University Wexner Medical Center (OSU-WMC) sono: i livelli di pressione arteriosa, l’indice di massa corporea (BMI), la circonferenza della vita, i livelli di colesterolo e quelli di zucchero ottenibili attraverso un esame del sangue. Cinque numeri di vitale importanza, secondo gli studiosi, per mantenete la salute cardiovascolare in ottimo stato.

«Questi sono i numeri medici che usano per valutare il rischio di una persona in merito a eventuali malattie cardiache, sia a breve termine che per tutta la vita», specifica nella nota OSU la dottoressa Martha Gulati, Direttore di Cardiologia preventiva e salute cardiovascolare delle donne dell’Ohio State’s Ross Heart Hospital.
«Quando controllate questi numeri, siete autorizzati a lavorare con il vostro medico per migliorare la vostra salute del cuore», aggiunge Gulati, rimarcando l’importanza di tener costantemente monitorati tali fattori.

Una pressione sanguigna normale si attesta intorno ai 120/80. Se è più elevata è bene parlarne con il proprio medico curante. A volte sono sufficienti cambiamenti anche molto semplici al proprio stile di vita per ridurre efficacemente la pressione sanguigna e, magari, anche evitare di assumere farmaci – non privi di effetti collaterali.
L’indice di massa corporea (BMI), indica la misura del peso della superficie corporea e viene considerato un indicatore molto affidabile circa la quantità di grasso corporeo, valido per la maggior parte delle persone. Un BMI inferiore a 18,5 indica che la persona e sottopeso, mentre se è inferiore a 25 è normale. Al di sopra di tale cifra e fino a 29,9 indica un sovrappeso, mentre oltre il 30 è considerato un caso di obesità, la cui gravità aumenta in base all’aumentare del numero.

Non da meno è l’importanza del girovita. Il grasso addominale aumenta fortemente il rischio di malattie cardiache e di diabete di tipo II.
Secondo la Gulati, le donne dovrebbero avere un giro vita inferiore ai 35 pollici (circa 90 centimetri), mentre l’uomo non dovrebbe superare i 40 (un metro).
Tenere costantemente monitorato il livello di colesterolo è altrettanto importante, tenendo poi presente che si trova anche negli alimenti, è bene calibrare anche l’alimentazione in base a questo.
Il colesterolo alto può portare a malattie cardiache e aterosclerosi, ossia un accumulo di placca nelle arterie. Parlando di numeri, in particolare, è di fondamentale importanza tenere bene a mente il colesterolo totale e quello a bassa densità (LDL): il primo dovrebbe essere inferiore a 200, mentre un LDL inferiore a 100.
Infine, la dott.ssa Gulati raccomanda la lettura della quantità di zucchero nel sangue (glucosio ematico). Alti livelli di glucosio possono causare il diabete e, di conseguenza, il rischio di contrarre malattie cardiovascolari. Un buon livello è pari a 100, se viene misurato dopo almeno otto ore di digiuno.
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Il melograno è un toccasana per cuore e arterie

Messaggio  Dr.Morbius il Dom Giu 29 2014, 14:40

La melagrana, il frutto del melograno, contiene delle sostanze attive nel mantenere in salute le arterie, l’apparato cardiocircolatorio in genere, e allontanare il rischio di malattie cardiache, infarto e ictus. In più può anche invertire i danni causati dal cibo spazzatura

Le sostanze contenute nel frutto del melograno pare siano un toccasana per cuore e arterie, riuscendo anche a contrastare i danni di una dieta ricca di grassi.

Buone notizie anche per chi fa vita sedentaria, segue una dieta scorretta (fatta magari anche di cibo spazzatura), chi ha il colesterolo alto e troppi grassi nel sangue. C’è un frutto di stagione, la melagrana, che è risultato avere molte proprietà benefiche per l’organismo: in particolare sull’apparato cardiovascolare e circolatorio. Ma non solo.

A concedere la palma di frutto salutare alla melagrana è un nuovo studio condotto dai ricercatori spagnoli dell’Istituto Catalano di Scienze Cardiovascolari e presentato al Congresso della Società Europea di Cardiologia.
I ricercatori, coordinati dalla dottoressa Lina Badimon, hanno testato gli effetti di una pillola che era un concentrato di sostanze antiossidanti, come i polifenoli, estratte dalla melagrana.
Lo studio è stato condotto su modello animale: un gruppo di suini, scelto proprio perché il sistema cardiovascolare di questi animali è molto simile a quello degli esseri umani.

I ricercatori hanno voluto osservare e studiare gli effetti sul sistema vascolare di una dieta ricca di grassi, per poi verificare gli effetti della somministrazione della pillola a base di melagrana.
Come previsto, la dieta scorretta aveva danneggiato la salute cardiovascolare, i vasi sanguigni e l’endotelio: delicato rivestimento di questi ultimi e quella parte deputata al rilascio di sostanze chimiche che controllano l’espansione e la contrazione dei vasi sanguigni.
Una diretta conseguenza di un danno all’endotelio è l’indurimento delle arterie, o aterosclerosi, che è poi l’anticamera di eventi cardiovascolari come per esempio infarto e ictus.

Il passo successivo è stato quello di somministrare una dose giornaliera (200 g) di polifenoli, chiamati punicalagine (l’antiossidante maggiore contenuto proprio in questo tipo di frutto) per mezzo di una compressa.
I risultati sono stati più che promettenti, e hanno mostrato che il concentrato di melagrana aveva annullato molti degli effetti deleteri della dieta ricca di grassi.

«Arricchire una dieta con i polifenoli della melagrana può aiutare a prevenire e ritardare le disfunzioni endoteliali, che sono tra i primi segni di aterosclerosi e ictus», ha concluso nel comunicato ICSC la dottoressa Badimon.
Bene. Visto che siamo proprio in stagione di melegrane, passiamo dal fruttivendolo e facciamone scorta, il nostro apparato cardiovascolare ringrazierà.
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È ufficiale: gli acidi grassi prevengono le malattie cardiache

Messaggio  Dr.Morbius il Dom Giu 29 2014, 15:22

Gli acidi grassi essenziali omega 3, contenuti in alcuni tipi di pesce e vegetali, svolgono un ruolo primario nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Lo conferma un nuovo grande studio che tuttavia non ritiene l’olio di pesce così indispensabile, al contrario del DHA e gli EPA

Non solo pesce, ma anche vegetali come i semi di lino e l'olio che se ne ricava è ricco di acidi grassi essenziali omega-3

Si è fatto un gran parlare degli acidi grassi essenziali omega 3 e del loro ruolo nella salute di cuore e arterie. E sono numerosi gli studi che hanno cercato di stabilire se e come l’assumere integratori di olio di pesce, o il mangiare pesce azzurro o ancora alimenti vegetali ricchi di queste sostanze, potesse essere un modo per prevenire le malattie cardiache.
I risultati di queste ricerche non sempre sono stati coerenti, tuttavia, una verità di fondo sull’utilità degli acidi grassi è sempre emersa.

Oggi, i ricercatori del Linus Pauling Institute hanno pubblicato un nuovo largo studio revisionale sulle pagine del Journal of Lipid Research, in cui si suggerisce che gli acidi grassi essenziali omega 3 sono sì utili nella prevenzione dei problemi all’apparato cardiovascolare.
«Dopo decenni di studi sugli acidi grassi omega-3, è chiaro che possiedono un valore nella prevenzione primaria delle malattie cardiache», commenta infatti nella nota LPI il principale autore dello studio dottor Donald Jump, professore all’OSU College of Public Health and Human Sciences.

Forse non tutti lo sanno, ma sono molti gli alimenti ricchi di queste utili sostanze, e non solo il pesce come comunemente si crede: oltre dunque a salmone e pesce azzurro, gli omega 3 si trovano anche nei semi di lino (e il relativo olio), le noci (un po’ meno in nocciole e mandorle), nei cereali come l’avena o il germe di grano. Un po’ ne troviamo anche nelle verdure a foglia verde e, infine, buone quantità le ritroviamo nella soia e i suoi derivati, e anche nelle alghe.
La fonte invece più controversa di omega 3 è da sempre l’olio di pesce, utilizzato come integratore, che è stato oggetto di numerosi studi con conclusioni spesso contrastanti.
«E’ meno chiaro quanto impatto abbiano gli oli di pesce nella prevenzione di ulteriori eventi cardiovascolari in persone che già presentino malattie cardiache – spiega Jump – Gli studi condotti da alcuni decenni hanno mostrato un valore anche per questa popolazione di pazienti, ma gli studi più recenti sono meno conclusivi . Crediamo che una spiegazione sia da ricondursi all’efficacia degli attuali validissimi trattamenti offerti».

I primi studi sull’efficacia degli acidi grassi essenziali omega 3 furono condotti nei primi anni Settanta dopo che si era scoperto che tra la popolazione Inuit della Groenlandia vi erano i più bassi tassi di malattie cardiovascolari. Gli Inuit seguivano una dieta prevalentemente a base di pesce.
Da qui in poi, sono state molte le ricerche a essersi concentrate su questi elementi. I risultati hanno spesso mostrato che, in effetti, la dieta gioca un ruolo di primo piano nella prevenzione delle malattie cardiache. Tuttavia, secondo Jump e colleghi, lo stesso ruolo oggi lo giocano i farmaci utilizzati per ridurre il colesterolo e fluidificare il sangue, oppure quelli antinfiammatori – senza nulla togliere agli effetti positivi sulla quasi totalità dei rischi cardiovascolari offerti dagli omega 3.

«Ad alcuni dei primi studi condotti sull’olio di pesce è stata data la priorità sui numerosi farmaci efficaci, che sono ampiamente disponibili e ampiamente utilizzati – sottolinea Jump – E la gente spesso dimentica che le sostanze nutrienti, come gli oli di pesce, sono meno potenti dei farmaci da prescrizione, e spesso hanno il loro miglior valore quando siano utilizzati per lunghi periodi. Quando così tante persone in questi studi stanno assumendo un regime di farmaci per affrontare gli stessi problemi su cui anche l’olio di pesce può incidere, è facile capire perché ogni vantaggio dagli oli di pesce sia più difficile da rilevare».

Chiusa la diatriba sull’olio di pesce, i ricercatori del Linus restituiscono tutto il loro valore agli acidi grassi omega 3 che non sarebbero utili solo nella prevenzione delle malattie cardiache, ma anche nel migliorare l’acuità visiva, la funzione cognitiva, e nel contrastare la demenza. Allo stesso modo riducono l’infiammazione generale dell’organismo (causa di numerose malattie) e, forse, anche alcuni tipi di cancro, come quello del colon.

Uno degli acidi grassi più attivo e utile pare sia il DHA, che è ritenuto uno dei più indicati per la salute umana.
«Crediamo ancora in concreto all’evidenza che il contenuto di EPA e DHA nei tessuti del cuore e nel sangue sia importante per la salute e per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Per soddisfare le attuali raccomandazioni per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari, si consiglia alle persone di consumare 200-300 milligrammi di combinato EPA e DHA al giorno», conclude Jump.
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Il caffè fa davvero bene a cuore e arterie

Messaggio  Dr.Morbius il Dom Giu 29 2014, 16:26

La caffeina contenuta nella nota bevanda, secondo gli esperti può ridurre il rischio di morte per malattie cardiovascolari, grazie alla sua azione positiva sui vasi sanguigni. Bere caffè migliora il flusso sanguigno

La caffeina è risultata essere amica di cuore e arterie in un nuovo srudio che dimostra la sua azione sul flusso sanguigno.

Buone nuove per gli amanti della tazzina: il caffè, o meglio la caffeina, svolge un’azione positiva nel migliorare il flusso sanguigno, riducendo potenzialmente il rischio di sviluppare o essere vittima di malattie cardiovascolari.

Lo studio che promuove il caffè quale sorta di “medicamento” per cuore e arterie è stato presentato ieri all’American Heart Association’s Scientific Sessions 2013 dal dottor Masato Tsutsui dal dipartimento di farmacologia dell’Università di Ryukyu di Okinawa, in Giappone.
Sono stati 27 adulti sani a essere stati coinvolti nella ricerca che ha misurato la capacità del flusso sanguigno di riprendere la normale attività dopo essere stato interrotto volontariamente in un dito della mano dei partecipanti.

Prima di misurare l’efficienza dell’apparato circolatorio e della capacità del flusso sanguigno, i volontari sono stati invitati a bere una tazzina di caffè normale e una di decaffeinato in due tempi diversi, in modo da testarne separatamente gli effetti. I partecipanti erano tutte persone che non bevevano regolarmente caffè ed erano di età compresa tra i 22 e i 30 anni.
Dopo aver bevuto il caffè con caffeina, i ricercatori hanno utilizzato una flussimetria laser Doppler per misurare il flusso sanguigno nel dito della mano dei partecipanti. Questa è una tecnica non invasiva per misurare la circolazione sanguigna a livello microscopico. Due giorni dopo, l’esperimento è stato ripetuto con il caffè decaffeinato. Sia i ricercatori che i partecipanti non sapevano quando stavano bevendo caffè con caffeina o meno.

Gli esami comprendevano una valutazione della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e livelli di resistenza vascolare. Sono anche stati prelevati dei campioni di sangue per analizzare i livelli di caffeina ed escludere il ruolo degli ormoni sulla funzione dei vasi sanguigni.
I risultati finali dei test hanno mostrato che negli appartenenti al gruppo caffè normale (non decaffeinato) vi era stato un incremento del 30% del flusso sanguigno nel corso di un periodo di 75 minuti, rispetto a quando avevano bevuto il caffè decaffeinato.
Inoltre, rispetto al caffè decaffeinato, quello normale – con caffeina – aveva aumentato leggermente la pressione sanguigna dei partecipanti e migliorato la funzione del rivestimento interno dei vasi sanguigni. Infine, i livelli di frequenza cardiaca erano gli stessi in entrambi i casi.

«Questo ci dà un indizio su come il caffè può aiutare a migliorare la salute cardiovascolare», ha commentato il dotto. Tsutsui.
Il caffè non smette di sorprenderci e, forse, questo è uno dei motivi per cui è così amato dalla maggioranza delle persone.
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Dieta integrale molto meglio per il cuore che non pochi grassi

Messaggio  Dr.Morbius il Dom Giu 29 2014, 16:46

Una dieta che preveda l’apporto di fibre integrali come quelle fornite da frutta fresca e secca e verdura è meglio per la salute del cuore che non una dieta povera di grassi. La dieta mediterranea, in questo caso, è un esempio di dieta corretta suggerisce uno studio

Una dieta integrale, come quella mediterranea, sembra sia più efficace nel prevenire le malattie e la morte cardiovascolari che non una dieta povera di grassi.

Togliere i grassi dalla dieta non è tutto per proteggere la salute di cuore e arterie ma, secondo uno studio, è importante che si assumano cibi contenenti fibre e sostanze naturali integrali come l’olio d’oliva, i cereali, la frutta fresca e secca e le verdure. Questa scoperta spiegherebbe anche il perché una sola dieta che bandisca i grassi possa sì ridurre il colesterolo, ma non riduca i tassi di morte per eventi cardiovascolari.

A condurre lo studio revisionale, pubblicato sul The American Journal of Medicine, sono stati i ricercatori dell’University of Arizona College of Medicine e della Northwestern University dott. James E. Dalen e dott. Stephen Devries che hanno analizzato i dati relativi agli studi sull’impatto della dieta sulle malattie cardiache a partire dal 1957 fino a oggi, coprendo così la bellezza di 57 anni di ricerca.
I risultati dell’analisi hanno permesso di scoprire che, in generale, coloro che avevano adottato una dieta che prevedesse l’apporto di cibi integrali, anziché limitare l’assunzione di grassi, avessero beneficiato di una maggiore riduzione di morte per disturbi cardiovascolari.

«Quasi tutti gli studi clinici negli anni ‘60 , ‘70 e ‘80 vertevano sul confronto di diete normali con quelle caratterizzate da una bassa assunzione di grassi totali, basso contenuto di grassi saturi, colesterolo basso e un aumento dei grassi polinsaturi – spiega il coautore dello studio James E. Dalen – Queste diete hanno fatto ridurre i livelli di colesterolo. Tuttavia, esse non hanno ridotto l’incidenza di infarto miocardico o morte per malattie coronariche».

Analizzando con attenzione gli studi e le sperimentazioni dal 1957 a oggi, i ricercatori hanno trovato che la dieta integrale, e in particolare le diete in stile mediterraneo, sono efficaci nel prevenire le malattie cardiache, anche se non possono abbassare il colesterolo LDL (quello “cattivo”).
Una caratteristica della dieta mediterranea, per esempio, è quella di contenere pochi grassi animali e grassi saturi, mentre favorisce l’assunzione di grassi monoinsaturi che si trovano in frutta secca e olio extravergine di oliva.

«La potenza di combinare singoli alimenti cardioprotettivi è notevole, e forse anche più forte di molti dei farmaci e le procedure che sono state al centro della cardiologia moderna – spiega nell’articolo dell’AJM il coautore Stephen Devries della Divisione di Cardiologia, Northwestern University – I risultati degli studi sottolineano come la riduzione dei grassi alimentari fosse una delusione, spingendo gli studi successivi che incorporano un approccio a una dieta integrale con una raccomandazione più sfumata per l’assunzione di grassi».

Sulla base dunque dei dati provenienti da diversi autorevoli studi i ricercatori ritengono che incoraggiare l’assunzione di determinati gruppi di alimenti, invitando le persone a diminuire l’assunzione di altri, è più cardioprotettivo e in generale aiuta meglio a prevenire le malattie cardiache rispetto a una dieta povera di grassi. Incoraggiare pertanto il consumo di olio d’oliva rispetto a burro e panna, e aumentare al contempo la quantità di verdure, frutta, cereali integrali, noci e pesce promette di essere più efficace come dieta.

«Gli ultimi 50 anni di epidemiologia e studi clinici hanno stabilito un chiaro legame tra dieta, aterosclerosi ed eventi cardiovascolari. Gli interventi nutrizionali hanno dimostrato che un approccio “dieta integrale” con uguale attenzione a ciò che viene consumato, così come ciò che è escluso, è più efficace nella prevenzione delle malattie cardiovascolari rispetto alle dieta con un basso contenuto di grassi e colesterolo», conclude il dottor Dalen.
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buoni per il palato, buoni per il cuoreStudio dimostra i benefici per la salute di cuore e arterie

Messaggio  Dr.Morbius il Dom Giu 29 2014, 16:50


I ricercatori della Pennsylvania State University hanno pubblicato i risultati di uno studio sul “Journal of Nutrition” in cui suggeriscono che una dieta che comprenda anche i pistacchi sia salutare per il sistema cardiovascolare e nel ridurre i livelli di colesterolo LDL, quello “cattivo”.

Merito degli antiossidanti contenuti nel seme che hanno la capacità di agire contro lo stress ossidativo, così come fanno peraltro anche altri tipi di frutta a guscio quali noci, mandorle, macadamia. Tuttavia, nei pistacchi queste sostanze pare siano in misura maggiore che non negli altri tipi di frutta secca. In particolare, il pistacchio, contiene maggiori quantità di beta-carotene, g-tocoferolo e luteina.Per questo nuovo studio i ricercatori hanno coinvolto 38 adulti sani di età compresa tra i 35 e i 61 anni, di cui 10 maschi e 18 femmine. I partecipanti erano tutti non fumatori e presentavano livelli moderatamente elevati di colesterolo LDL.
Tutti i partecipanti hanno seguito poi la stessa tipica dieta occidentale per due settimane. Dopodiché sono stati suddivisi a caso in tre gruppi. Agli appartenenti al primo gruppo è stata fatta seguire una dieta a basso contenuto di grassi; agli appartenenti al secondo gruppo è stata fatta seguire una dieta con l’aggiunta di una proporzione variabile di 32-63 grammi di pistacchi al giorno. Agli appartenenti al terzo gruppo è stata fatta seguire un’altra dieta con l’aggiunta di una proporzione variabile di 63-126 grammi di pistacchi al giorno. Il tutto per quattro settimane.

Dalle analisi condotte si è evidenziato che il consumo di pistacchi ha un effetto benefico sull’assorbimento dei grassi e promuove una diminuzione dei livelli di colesterolo LDL ossidato. Allo stesso tempo di è riscontrato un aumento di antiossidanti, quali luteina e g-tocoferolo nel siero.
A motivo di ciò il dottor Colin D. Kay e colleghi suggeriscono che «Il consumo di pistacchi in una dieta arricchita ha portato a un aumento di antiossidanti nel siero e una diminuzione del LDL ossidato rispetto alla dieta di controllo. Questi dati suggeriscono che una dieta sana ricca di pistacchi ha un effetto benefico sul cuore».
Per via degli effetti benefici su più fattori di rischio cardiovascolare ci si aspetta di ridurre il rischio cardiovascolare globale al di là di quello ottenuto con la diminuzione del colesterolo LDL da solo attraverso l’abbassamento del colesterolo e dei benefici degli antiossidanti contenuti nella frutta a guscio, concludono i ricercatori.
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Mangiare riso fa bene e migliora la salute

Messaggio  Dr.Morbius il Dom Giu 29 2014, 16:53

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Il riso bianco o mondato può aiutare a migliorare lo stato di salute e il desiderio di una dieta sana. Lo studio che mostra come questo cereale dovrebbe essere rivalutato e più presente sulle nostre tavole

Forse pochi, nel nostro Paese, cononscono le grandi potenzialità per la salute del riso.

In Oriente il riso viene consumato quotidianamente, mentre dalle nostre parti in modo piuttosto saltuario. La differenza sta nella cultura che favorisce la predilezione di un cereale rispetto a un altro. Eppure, secondo uno studio condotto dalla dottoressa Theresa Nicklas del Baylor College of Medicine di Huston (Stati Uniti), il riso è in grado di migliorare in modo significativo la salute se consumato per diversi giorni alla settimana.

Per arrivare a tali conclusioni sono stati analizzati i dati provenienti dal “National Health and Nutrition Examination Survey”, e relativi a un periodo compreso tra il 2005 e il 2010. Questi dati permettevano di identificare l’associazione tra il consumo di riso e l’assunzione di nutrienti fondamentali per la dieta. Il campione analizzato contava oltre 14mila adulti ambosessi che vivevano negli Stati Uniti.
Secondo la Nicklas, gli adulti che mangiavano quantità maggiori di riso – sia che si trattasse di riso integrale o perlato – seguivano diete più conformi alle raccomandazione dietetiche degli USA. Ma non solo: hanno anche mostrato di avere livelli più elevati di minerali, vitamine e fibre prediligendo una dieta con pochi grassi saturi e zuccheri.
Chi mangia tanto riso, in sostanza, ha più desiderio di alimenti buoni per la salute come la frutta, la verdura e i legumi.

«I nostri risultati mostrano che gli adulti che mangiano riso avevano diete più coerenti con quanto raccomandato nelle linee guida dietetiche degli Stati Uniti, e hanno mostrato una maggiore quantità di potassio, magnesio, ferro, folati e fibre, mentre assumevano meno grassi saturi e zuccheri aggiunti – spiega la dott.ssa Nicklas – Mangiare riso è anche associato al consumo di maggiori porzioni di frutta, verdura, carne e fagioli», ha aggiunto.

La ricerca si è basata su due studi pubblicati in precedenza che hanno mostrato tutti i benefici del riso. Già nel 2009, analizzando sempre i dati provenienti dal NHANES (National Health and Nutrition Examination Survey) si era potuto evidenziare come i consumatori assidui di riso avessero maggiori livelli di minerali nel sangue e seguissero diete più sane. Nel 2010, uno studio che considerava anche i bambini ha mostrato gli stessi benefici. Questo, nonostante la maggior parte di riso consumato sia quello bianco.

«Questi studi nel loro insieme dimostrano che se ci si concentra sul mangiare la giusta combinazione di alimenti, si favorisce l’avvicinarsi al soddisfare le esigenze nutrizionali degli americani. La raccomandazione chiave delle Dietary Guidelines è, dopo tutto, che il nostro obiettivo deve essere quello di puntare a un modello di sana alimentazione. Questi studi dimostrano che chi mangia riso sta facendo questo», ha dichiarato Anne Banville, Vice-presidente della Federazione USA Rice.

Ricordiamo comunque che per ottenere lo stesso apporto nutrizionale del riso integrale, sono necessarie dosi maggiori di quello brillantato (bianco).
La quantità di carboidrati è quasi identica in entrambe le qualità, tuttavia, per rimuovere gli strati sottostanti a quello più esterno del chicco di riso (la buccia): quindi crusca e germe di grano, vengono rimossi anche preziosi elementi nutritivi, lasciando soprattutto amido.
In particolare, la vitamina B1 e B3 e il ferro sono presenti in quantità ridottissime se non del tutto assenti. Per tale ragione, alcuni produttori commercializzano un riso detto “arricchito” a cui ri-aggiungono tali componenti.
Il riso arricchito, però, è generalmente sempre povero di magnesio. Si consideri che circa 200 grammi di riso integrale contengono 84 mg di magnesio, mentre la stessa quantità di riso bianco ne contiene al massimo 19 mg. Una bella differenza.
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