Colesterolo, trigliceridi e arteriosclerosi

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Colesterolo, trigliceridi e arteriosclerosi

Messaggio  Kultura il Dom Set 20 2009, 14:17

L'aterosclerosi è una patologia degenerativa a lento decorso e quando compaiono i primi sintomi in genere è troppo tardi, dunque per controllarne lo sviluppo gli esperti hanno introdotto il concetto di rischio cardiovascolare, al fine di agire per tempo con la prevenzione.
Questo indice rappresenta la probabilità di andare incontro in futuro a una complicanza dell'aterosclerosi (infarto, ictus).

I fattori di rischio (fumo, ipertensione, colesterolo e trigliceridi alti, diabete, aumentano il rischio cardiovascolare e si potenziano a vicenda. Se sono presenti più fattori di rischio, è poco efficace agire su uno solo di essi.
Se per smettere di fumare e controllare la propria pressione basta la volontà del paziente, non lo è altrettanto controllare i valori di colesterolo e trigliceridi apportando modifiche alla propria alimentazione.
Facciamo un po' di chiarezza in merito.

Colesterolo
Innanzitutto bisogna precisare che avere il colesterolo alto non significa necessariamente andare incontro alla formazione delle placche. Esistono persone con colesterolo alto senza placche e persone con colesterolo a posto con le placche.
Il colesterolo alto non è il fattore di rischio più importante
Il colesterolo di per sè non è una molecola nociva, anzi svolge importantissime funzioni, per esempio partecipa alla sintesi degli ormoni sessuali maschili.
Il colesterolo viene trasportato nel sangue dalle lipoproteine LDL e HDL. Le prime sono "cattive" perché depositano il colesterolo sulle pareti delle arterie, le seconde sono "buone" perché lo rimuovono.
Il livello di colesterolo totale nel sangue è la somma di quello presente nelle lipoproteine LDL, HDL e VLDL, e quindi non è un dato che determina in modo assoluto il rischio cardiovascolare, quello che conta infatti è il rapporto tra colesterolo cattivo e buono, che definisce l'Indice di Rischio Cardiovascolare (IRC).
L'Indice di Rischio Cardiovascolare (IRC) dovrebbe essere sempre inferiore a 5 per l'uomo e a 4,5 per la donna.
Per mettersi sufficientemente al riparo dal rischio di un evento cardiovscolare, è bene che l'IRC sia inferiore a 4 per l'uomo e a 3,7 per la donna.
Ecco come si calcola tale rapporto:
IRC = Colesterolo totale / HDL
Un soggetto con colesterolo totale a 250 e colesterolo HDL (buono) a 80 ha un indice di rischio pari a 3.1 (assolutamente normale), mentre un soggetto con colesterolo totale a 250 e HDL a 40 ha un indice pari a 5 (a rischio).
Alimenti contenenti colesterolo
Il colesterolo che abbiamo nel sangue proviene per il 20% da quello assunto con l'alimentazione mentre per l'80% è autoprodotto dall'organismo. Esiste un meccanismo di regolazione che aumenta il colesterolo autoprodotto in presenza di uno scarso apporto con la dieta.
Ha scarsa importanza eliminare gli alimenti contenenti colesterolo. Basta evitare gli eccessi.
Di fatto, dato che gli alimenti contenenti colesterolo (frattaglie, burro, turli d'uovo, carni e formaggi grassi) sono quasi tutti ipercalorici, un soggetto in peso forma non può assumere troppo colesterolo senza assumere troppe calorie. Quindi il fatto di rimanere in peso forma limita automaticamente l'assunzione di colesterolo.
Gli unici alimenti da controllare (si legga: da non mangiare tutti i giorni) sono i tuorli d'uovo (non gli albumi, infatti le frittate Sì prevedono l'eliminazione di 1/3 dei tuorli!) e alcuni crostacei.

Colesterolo, grassi saturi e grassi trans

Sentiamo continuamente dire che per tenere sotto controllo il colesterolo bisogna limitare i grassi saturi.
Questo consiglio è stato "tradotto" nel consiglio di limitare gli alimenti di origine animale. Ancora oggi molti nutrizionisti continuano a fornire questo inutile consiglio. Negli anni 50 in USA si consigliava addirittura di sostituire il burro (animale) con la margarina (vegetale).
I grassi saturi aumentano il colesterolo totale nel sangue, ma in modo proporzionale tra colesterolo LDL e HDL: il loro rapporto (e quindi il fattore di rischio cardiovascolare) rimane pressoché invariato.
Invece i grassi trans (contenuti nella margarina!) aumentano solo quello cattivo, peggiorando il rapporto e aumentando il rischio cardiovascolare. I nutrizionisti che consigliano di evitare i grassi trans, però, sono ancora molto pochi.
Una corretta alimentazione prevede una ripartizione equa tra grassi saturi (10% delle calorie totali), monoinsaturi (10%) e polinsaturi (10%), per un totale di 30%.
Attualmente il problema della maggior parte della popolazione è quello di soddisfare il 10% di grassi polinsaturi, non quello di limitare i saturi!
In un paese come il nostro dove l'uso di olio di semi spremuto a freddo è bassissimo, poiché si preferisce l'olio extravergine di oliva, e anche il consumo di pesce grasso è insufficiente, l'apporto di grassi polinsaturi è ridotto. I grassi polinsaturi abbassano il colesterolo cattivo in modo maggiore rispetto alla semplice riduzione dei grassi saturi.
Per tenere sotto controllo il colesterolo bisogna eliminare i grassi trans e assumere la giusta ripartizione dei grassi: 10% saturi, 10% monoinsaturi, 10% polinsaturi
Tutte le autorità sanitarie internazionali sono concordi nel consigliare una tale ripartizione dei grassi della dieta.


Colesterolo e carboidrati ad alto indice glicemico
Il colesterolo endogeno, quello autoprodotto dall'organismo, aumenta se la dieta è ricca di carboidrati, soprattutto se sono ad alto indice glicemico.
Per questo motivo il consiglio di limitare i grassi è inutile, se poi ci si butta sui carboidrati.
Bisogna ridurre le calorie, per evitare il sovrappeso, e assumere la giusta ripartizione di macronutrienti e questo è sufficiente, non occorrono altri consigli.
La % di carboidrati nella dieta non dovrebbe superare il 50%.
Colesterolo e attività fisica
L'attività fisica aerobica (corsa, bici, sci di fondo, nuoto), praticata ad una intensità medio-alta, è in grado di aumentare la frazione HDL e quindi il colesterolo buono.
In questo modo il colesterolo totale aumenta, ma il rapporto LDL/HDL e quindi il rischio cardiovascolare diminuiscono.
Per svolgere questo compito l'attività fisica deve essere praticata a un livello sufficientemente elavato, non basta passeggiare o andare in bicicletta a un ritmo molto blando: l'attività fisica deve essere reale altrimenti i benefici sono minimi.
I fitosteroli
Ormai da qualche anno sono in commercio dei prodotti a base di fitosteroli vegetali, come Danacol di Danone.
Questi prodotti apportano una quantità di fitosteroli vegetali compresa tra 1 e 2 g, quantità ben superiore a quella che si può assumere tramite una normale alimentazione quotidiana. Si tratta quindi di alimenti funzionali, veri e propri farmaci che hanno anche controindicazioni (la stessa Danone consiglia di non superare la dose giornaliera consigliata).
Numerosi test scientifici hanno dimostrato che consumare una quantità compresa tra 1 e 3 g di steroli ogni giorno, per almeno 3 settimane, determina una riduzione significativa del tasso di colesterolo. Ovviamente tale riduzione, per essere sostenuta nel tempo, deve essere continuativa, cioè quando si interrompe la terapia, il colesterolo torna ai livelli precedenti.
L'assunzione di questi prodotti, quindi, può essere consigliata a coloro che:
- stanno cambiando stile di vita, durante la fase di cambiamento (allenamento + dimagrimento) che può durare anche un anno o più;
- hanno il colesterolo alto per cause genetiche, cioè pur essendo magri, sportivi e con una alimentazione corretta, hanno comunque valori alti.
I farmaci
I farmaci andrebbero utilizzati solamente dopo aver rimosso tutte le cause di aumento del rapporto tra colesterolo LDL e HDL: essere ritornati in peso forma, aver eliminato i grassi trans, aver adottato una alimentazione equilibrata nei macronutrienti, garantire l'apporto minimo di grassi polinsaturi, praticare una regolare attività fisica aerobica.
Purtroppo questo non accade quasi mai, e i farmaci vengono regolarmente utilizzati come compensazione a una alimentazione e uno stile di vita sbagliato.
I farmaci più utilizzati sono le statine, capaci di inibire la sintesi endogena del colesterolo. Altri farmaci utilizzati sono le resine, i fibrati e gli acidi nicotinici.
Trigliceridi
I trigliceridi rappresentano la forma più comune di grassi alimentari. Nel sangue il loro valore varia da 50 a 200 mg per dl, ma può arrivare anche a 300 e oltre in alcuni casi. Se i trigliceridi sono alti, cioè se il test dei trigliceridi supera i 150 mg/dl, aumenta il rischio cardiovascolare ed è quindi opportuno agire per abbassare i valori.

Per abbassare il valore dei trigliceridi nel sangue è sufficiente perdere peso. Valori superiori a 110 mg/dl determinano una probabilità molto alta che il soggetto sia sovrappeso, a meno che non siano presenti dislipidemie (valori alterati dei lipidi nel sangue) congenite.
Per ritornare a valori di sicurezza, sotto i 150 mg/dl, nella maggior parte dei casi è sufficiente una alimentazione ipocalorica per rientrare nel peso forma.
Nel caso in cui i trigliceridi alti non siano associati al sovrappeso (inteso come eccesso di peso rispetto al peso forma, non con i parametri tradizionali!), difficilmente l'alimentazione è la causa di questi valori, più facilmente si tratta di una causa congenita, facilmente rilevabile indagando tra i genitori e i nonni del soggetto che spesso presentano o hanno presentato trigliceridi alti e/o predisposizione alle malattie cardiovascolari.
In questi casi bisogna valutare l'indice di rischio prendendo in considerazione i trigliceridi alti insieme agli altri fattori: se i trigliceridi alti sono l'unico indice di rischio, spesso si possono tollerare senza problemi perché non determinano di per sè un elevato fattore di rischio.

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Le lipoproteine: colesterolo buono e cattivo

Messaggio  Kultura il Dom Set 20 2009, 14:20

Spesso si sente parlare di colesterolo buono e cattivo. In realtà il colesterolo è uno solo, quello che cambia è chi lo trasporta nel sangue e il fatto che lo depositi o meno sulle pareti delle arterie. In questo articolo scopriremo che cos'è realmente il colesterolo.
Praticamente tutti i lipidi sono molecole insolubili in acqua e quindi non possono circolare liberamente nel flusso sanguigno, ma devono essere trasportate da altre molecole, prevalentemente proteine, solubili in acqua.
Gli acidi grassi liberi vengono trasportati tramite una proteina, l'albumina.

I trigliceridi che assumiamo con l'alimentazione vengono inglobati all'interno di molecole chiamate lipoproteine.
In base alla loro densità, si distinguono in chilomicroni, VLVL (very low density lipoprotein), IDL (intermediate density lipoprotein), LDL (low density lipoprotein) e HDL (high density lipoprotein).
Il compito di queste molecole è di portare i lipidi (soprattutto trigliceridi e colesterolo) dall'intestino al fegato e ai tessuti, e viceversa. A tal proposito è molto interessante considerare il meccanismo di trasporto del colesterolo, che avviene con le lipoproteine LDL e HDL.

Lipoproteine e colesterolo

Le lipoproteine che trasportano il colesterolo sono prevalentemente le LDL e le HDL.
Le LDL hanno il compito di trasportare il colesterolo dal fegato ai tessuti, dove viene utilizzato, mentre le HDL hanno la funzione opposta, in quanto prelevano il colesterolo dai tessuti e lo riportano al fegato.
Le LDL sono pericolose in quanto tendono a depositare il colesterolo sulla parete delle arterie, favorendo la formazione delle placche aterosclerotiche.
Al contrario, le HDL tendono a rimuovere il colesterolo ostacolando la formazione delle placche.
Il colesterolo "cattivo", quindi, è quello trasportato dalle LDL, mentre quello buono è quello trasportato dalle HDL.
Il livello di colesterolo totale nel sangue è la somma di quello presente nelle lipoproteine LDL e nelle HDL, e quindi non è un dato che determina in modo assoluto il rischio cardiovascolare, quello che conta è il rapporto tra colesterolo totale e HDL, che deve essere inferiore a 5 per l'uomo e a 4.5 per la donna.
Un soggetto con colesterolo totale a 250 e colesterolo HDL (buono) a 80 ha un indice di rischio pari a 3.1 (assolutamente normale), mentre un soggetto con colesterolo totale a 250 e HDL a 40 ha un indice pari a 5 (a rischio).

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Idrogenazione e grassi "trans", grassi saturi ed insaturi

Messaggio  Kultura il Dom Set 20 2009, 14:24

Gli acidi grassi insaturi sono tali in quanto presentano almeno un doppio legame tra atomi di carbonio. Ogni acido grasso polinsaturo può esistere sotto forma di due isomeri, cioè due molecole che hanno la stessa formula, ma si differenziano tra loro a causa della posizione nello spazio degli atomi di idrogeno adiacenti al doppio legame C e H, come mostrato in Figura 1.

Il grasso che si ottiene ha caratteristiche fisiche simili ai grassi saturi e quindi han un punto di fusione più elevato rispetto ai grassi "cis" con pari grado di insaturazione. Infatti a causa della disposizione "trans", le molecole sono lineari e possono "impacchettarsi" efficientemente tra loro. La forma "cis", invece presenta un angolo (gli atomi di H sullo stesso lato provocano una distorsione della molecola) e le molecole non interagiscono tra loro altrettanto bene.

In natura, la stragrande maggioranza degli acidi grassi sono nella forma
cis, gli isomeri trans sono presenti in piccola percentuale soprattutto nei latticini e nelle carni grasse, nella misura del 5 - 8% rispetto al quantitativo totale di grassi.
Alcuni processi industriali possono aumentare notevolmente la quantità di questi grassi negli alimenti.
Vediamo quali sono i più importanti:

Il processo di idrogenazione dei grassi polinsaturi
Gli acidi grassi polinsaturi, contenuti negli oli di origine vegetale, sono particolarmente instabili, e quindi vanno incontro rapidamente ad ossidazione e irrancidimento. Il processo di idrogenazione, messo a punto all'inizio del XX secolo, consente di aggiungere atomi di idrogeno alla molecola di grasso, saturandolo parzialmente o totalmente.
L'olio viene riscaldato a una temperatura variabile da 120 a 210 gradi (di solito 170-180 gradi) in presenza di un catalizzatore (il nichel è il più usato, ma anche il rame e il platino) e di idrogeno. Dopo che la reazione è avvenuta, avviene una deodorazione, in modo identico al processo di raffinazione.
L'acido grasso diventa "meno insaturo", e quindi meno soggetto a irrancidimento, cosa molto gradita alle industrie alimentari che possono allungare di molto la vita dei prodotti. Grazie al punto di fusione più elevato la margarina si presenta solida a temperatura ambiente.
Il processo di idrogenazione produce i "grassi (o oli) vegetali parzialmente idrogenati", che sono presenti in grandi quantità nella margarina, ma anche nei prodotti da forno confezionati, nelle basi per dolci, negli oli per friggere, nelle patatine fritte, negli snack, in molti di prodotti del Mc Donald's, ecc.
Provate a prendere un panetto di margarina e appoggiatelo sul tavolo della cucina: rimarrà inalterato per giorni, senza essere attaccato da microorganismi, grazie ai grassi parzialmente idrogenati!
I grassi così ottenuti, a causa dell'elevata temperatura che si raggiunge durante il trattamento, sono di tipo trans, nella misura del 25% - 45% rispetto al quantitativo totale di grassi.

Il processo di raffinazione degli oli vegetali

Il processo di raffinazione è utilizzato per ottenere tutti gli oli di semi non spremuti a freddo (e quindi la stragrande maggioranza degli oli di semi), e l'olio d'oliva non vergine (il comune olio di oliva).
L'olio viene estratto con l'utilizzo di soventi chimici, che vengono poi eliminati per distillazione.
Esso viene successivamente reso commestibile con l'utilizzo di sostanze alcaline che ne abbassano l'acidità, riportandola a valori accettabili.
Questo processo produce una piccola quantità di acidi grassi insaturi di tipo trans, nella misura del 5% rispetto al quantitativo totale di grassi (quindi in una bottiglia di olio di semi da un litro ci sono circa 5 grammi di grassi trans).

Effetti sulla salute dei grassi trans

Come dovrebbe essere noto a tutti i grassi che assumiamo hanno un effetto positivo o negativo sul livello di colesterolo nel sangue, a seconda che essi siano saturi o insaturi. Ci si può chiedere quale sia l'effetto degli acidi grassi trans.
Gli studi scientifici riguardo gli effetti di questi grassi sui fattori di rischio delle malattie cardiovascolari sono iniziati negli anni '60, e tutt'ora non sono stati raggiunti risultati definitivi.
I risultati ottenuti dagli studi epidemiologici effettuati su un grande numero di persone appartenenti a diverse popolazioni, dal 1960 ad oggi, sono riassunti nei seguenti punti.
1- L'assunzione di un'elevata quantità di acidi grassi trans fa diminuire il rapporto tra colesterolo buono (HDL) e quello cattivo (LDL) in modo maggiore rispetto a qualsiasi altro tipo di grasso. In pratica si abbassa quello buono e aumenta quello cattivo, mentre i grassi saturi fanno aumentare anche la quota del colesterolo buono.
2- L'assunzione di moderate quantità di acidi grassi trans, soprattutto se assunti in associazione a grassi polinsaturi naturali (di tipo cis), aumenta il rischio di contrarre malatie cardiovascolari in maniera minore rispetto ai grassi saturi.
3- C'è una notevole differenza nelle quantità di acidi grassi trans assunte da popolazioni diverse. Fortunatamente, le popolazioni dei paesi del bacino del mediterraneo (tra cui l'Italia) presentano livelli di assunzione piuttosto bassi.

Come comportarsi con i grassi idrogenati

Gli studi effettuati fin'ora dimostrano inequivocabilmente che gli acidi grassi di tipo trans sono da considerarsi più dannosi di quelli saturi, poichè alzano il livello del colesterolo LDL e non quello HDL, aumentando il rischio caerdiovascolare.
Ma le malattie cardiovascolari non sono l'unico fattore da considerare.
Infatti questo tipo di grassi non sono riconosciuti dal nostro organismo, che cerca di utilizzarli per proteggere le membrane cellulari come se fossero "cis".
In realtà la protezione fallisce e la cellula si trova con minor difese. Inoltre, la membrana cellulare non funziona correttamente nella gestione dei micronutrienti attraverso ad essa.
Inoltre il processo di idrogenazione utilizza il nichel (un prodotto potenzialmente nocivo) come catalizzatore, che in teoria dovrebbe essere rimosso ma non è escluso che ne rimanga una certa quantità.
Concludendo, possiamo dire che è opportuno eliminare dalla propria alimentazione i grassi idrogenati.
Per farlo, basta eliminare i prodotti contenenti margarina e grassi e oli (parzialmente) idrogenati: da tenere sotto controllo biscotti, dolci, merendine, gelati, prodotti di pasticceria, prodotti surgelati e liofilizzati.

Fonte: "Trans Fatty Acid in Human Nutrition", J. L. Sébédio e W. W. Christie, The oily press, 1998.

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Re: Colesterolo, trigliceridi e arteriosclerosi

Messaggio  Thor il Sab Set 26 2009, 22:20

Colesterolo e attività fisica

"Colesterolo" è una parola che da meno di cinquant'anni è entrata a far parte del nostro vocabolario quotidiano. Purtroppo non se ne parla soltanto negli ambulatori medici o sulle riviste scientifiche, ma anche nei salotti o sulle panchine del parco, e non sempre con la dovuta precisione. Con l'intenzione semplicemente di fare chiarezza e senza volersi sostituire allo specialista o al medico di base, adieta.it si è posto alcune domande sull'argomento e ha elaborato le relative risposte, riassumibili in un concetto che ci è molto caro: l'attività fisica è preziosa anche per combattere l'eccesso di colesterolo nel sangue. E ne abbiamo le prove…

Cos'è, scientificamente, il colesterolo?

Il colesterolo, dal punto di vista chimico, è un lipide: fa parte cioè del gruppo di sostanze grasse (grassi strutturali) comprendenti i trigliceridi, i fosfolipidi, gli steroli. Si tratta cioè di un importante costituente delle cellule dell'organismo presente nel sangue. Senza colesterolo non si può vivere… Quello che bisogna combattere è l'eccesso di colesterolo "cattivo", cioè quella che in termini medici si chiama "ipercolesterolemia".

Quale organo lo produce?

La maggior parte del colesterolo presente nel sangue umano è prodotta dal fegato elaborando altre sostanze grasse.

Quali malattie sono correlate all'eccesso di colesterolo nel sangue?

L'eccesso di colesterolo nel sangue può essere influenzato da tre fattori principali: alimentazione, ereditarietà, malattie metaboliche come - per esempio - il diabete mellito. La sua presenza in eccesso può causare gravi patologie legate all'aterosclerosi (cardiopatie, ictus).

Esiste un colesterolo buono? Esiste un colesterolo cattivo?


Chiarito che l'organismo non può fare a meno di questo costituente, meglio precisare che per raggiungere tutti i tessuti ai quali deve essere distribuito il colesterolo si lega a differenti proteine di varia densità. Quello legato alle High Density Lipoproteins (HDL) è popolarmente chiamato "buono", quello legato alle Low Density Lipoproteins (LDL) "cattivo". La sua negatività consiste nella tendenza a depositarsi sulle pareti interne delle arterie, solo in parte compensata dalla capacità di quello "buono" di ripulirne i depositi.

Perché è importante distinguere fra colesterolo "buono" e "cattivo"?

Perché ogni tipo di intervento (terapia farmacologica, dieta alimentare, modificazione degli stili di vita ecc.) contro l'ipercolesterolemia deve tenere conto, più che dei valori assoluti, del rapporto esistente fra i due tipi di colesterolo.

L'attività fisica può aiutare ad elevare i livelli di colesterolo "buono" rispetto a quello "cattivo"?

Sì. Una sana e costante attività fisica, in particolare effettuata con l'ausilio di attrezzi professionali utilizzati propriamente, può contribuire all'aumento del livello totale di colesterolo senza incrementare sensibilmente il livello di quello cattivo. In altre parole, anche in misura notevolmente indipendente dalla dieta alimentare, l'esercizio fisico è di grande beneficio contro l'ipercolesterolemia.

Il fumo: un grande nemico in agguato. Si può smettere grazie all'attività fisica?


Alcune sostanze chimiche contenute nel fumo di tabacco provocano l'abbassamento dei livello di colesterolo "buono". E' quindi da evitare assolutamente in presenza di ipercolesterolemia e se si intende prevenirla concretamente. Recenti studi hanno dimostrato che l'abitudine all'attività fisica può aiutare a perdere il vizio del fumo in quanto incide negativamente sulle prestazioni e indebolisce la resistenza fisica.
Vale la pena di approfittarne…

Esiste una relazione ottimale fra colesterolo totale e colesterolo "buono" tale da rendere facile una diagnosi di ipercolesterolemia basandosi sui risultati di semplici esami del sangue?


Sì. Questa relazione dev'essere minore di 5 nell'uomo e inferiore a 4,5 nella donna (ad esempio se in un uomo il colesterolo è 250 mg/dl e l'HDL è 60 mg/dl non dobbiamo preoccuparci troppo ma limitarci a mantenere la situazione sotto controllo).

Si può combattere il colesterolo solamente sottoponendosi a una rigorosa dieta alimentare?


La maggior parte degli studiosi concorda: ciò che mangiamo può influire sul nostro tasso di colesterolo al massimo per il 15%. Questo non significa certo che dobbiamo disinteressarci di una alimentazione sana, ma che dobbiamo integrarla con una opportuna e articolata attività fisica.

Dieta e stile di vita possono difenderci dall'ipercolesterolemia?


Sì. E' questa la strada giusta: non fumare, praticare movimento fisico, nutrirsi in modo equilibrato è ciò che dobbiamo fare per proteggerci da un livello troppo elevato di colesterolo "cattivo" nel sangue.

Comunque un po' di dieta non fa certo male?


Certamente, ma va praticata con giudizio e senza cadere vittime di luoghi comuni privi di fondamento scientifico. Per esempio, che burro e uova debbano essere banditi dalla nostra alimentazione perché ricchi di colesterolo. E' vero, ma non lo sono più di tanti altri cibi. Basta un po' di moderazione… Addirittura, le uova sono ricche di lecitina, una sostanza che impedisce al colesterolo di depositarsi sulle arterie.
E ricordatevi: il pesce che favorisce l'aumento di livello del colesterolo "buono" non comprende i crostacei. Sono buoni, d'accordo, ma in caso di ipercolesterolemia non è proprio il caso di farne grandi scorpacciate…

Thor
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Re: Colesterolo, trigliceridi e arteriosclerosi

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