Come evitare di recuperare peso dopo la dieta

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Negli alimenti ci sono ormoni che favoriscono l’accumulo di peso Mangiare grassi modifica il metabolismo

Messaggio  Diamante Rosa il Gio Nov 21 2013, 12:07

Esplora il significato del termine: Come il cibo «ci controlla» modificando il nostro appetito

Stare a dieta? Questione di aritmetica: ridurre le calorie in ingresso e aumentarne il consumo con il movimento. Facile, per chi non ci ha mai provato. Nella realtà le cose sono molto più complesse soprattutto perché il cibo non contiene solo energia: ridurre tutto al conteggio delle calorie è semplice da capire, ma è una ricetta per il fallimento di qualsiasi dieta. Lo ha sottolineato l’esperto di obesità Randy Seeley, dell’Università di Cincinnati in Ohio, sulle pagine del New Scientist , spiegando che gli alimenti sono pieni di molecole potenti che possono modificare il nostro metabolismo, favorendo od ostacolando l’accumulo di chili.
In ognuno di noi, spiega Seeley, c’è un complesso sistema metabolico che consente all’organismo di decidere di volta in volta se immagazzinare grassi o meno: le molecole presenti nei cibi possono perturbare il sistema stimolando o sopprimendo l’appetito, aumentando o riducendo l’accumulo.

GLI ORMONI - Nel piatto, in pratica, c’è un vero e proprio cocktail di “ormoni” che influenza la nostra biologia. Seeley li chiama “nutri-ormoni”: «Conoscerli - spiega - significa poter mettere a punto diete utili sia per dimagrire sia per trattare patologie connesse all’alimentazione, dal diabete alle malattie cardiovascolari». Una rivoluzione, secondo l’esperto, di cui già si iniziano a riconoscere i contorni. Negli Anni 90, ad esempio, si sono identificati nuovi recettori sul nucleo delle cellule del nostro corpo che possono essere attivati dagli acidi grassi e giocano un ruolo essenziale nel bilancio energetico. «Sono i recettori PPAR e interagiscono con diverse molecole coinvolte nel metabolismo dei grassi - chiarisce Seeley -. Il recettore PPAR-gamma , in particolare, si trova sulle cellule adipose e quando vi si legano gli acidi grassi induce l’accumulo di adipe e il blocco di una molecola che lo fa bruciare.

LA MODIFICA DEL METABOLISMO - Morale, mangiare cibi grassi non solo regala troppe calorie, ma modifica il metabolismo favorendo l’obesità, cambiando la “gestione” del grasso nell’organismo».
I recettori PPAR sono tuttavia solo i più noti “bersagli del cibo”: nel 2010 è stato scoperto un recettore di superficie delle cellule adipose, il GPR120, che ha un enorme effetto sul metabolismo: se funziona poco, cresce il peso e si riduce la capacità di controllare gli zuccheri nel sangue. Ebbene, di recente si è visto che questo recettore viene attivato dagli acidi grassi Omega-3, noti per essere benefici per la nostra salute. Oggi diverse aziende hanno avviato progetti di studio per produrre farmaci in grado di attivare il GPR 120, anche perché il 3 per cento della popolazione ne possiede una variante mutata che accresce del 60 per cento il rischio di obesità. «Anche gli aminoacidi contenuti negli alimenti possono influenzare il metabolismo più di quanto crediamo - riprende Seeley -. Una proteina, la mTOR, “sente” l’energia delle cellule e dei nutrienti e, se ce n’è troppa, riduce la spinta a mangiare; l’aminoacido leucina, di cui sono ricchi carne, pesce, uova e soia, “accende” la mTOR e quindi aiuta a ridurre l’introito energetico».

NON SOLO CALORIE - Insomma, non dobbiamo fissarci solo sulle calorie se vogliamo che l’alimentazione ci aiuti a stare in forma: «In futuro forse le diete potranno essere estremamente personalizzate, diverse in base a come ciascuno di noi risponde alle sostanze simil-ormonali contenute nei vari cibi. Di certo oggi abbiamo la certezza che la dieta “giusta” per tutti non può esistere», conclude Seeley.
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Come evitare di recuperare peso dopo la dieta

Messaggio  Dr.Morbius il Lun Gen 27 2014, 13:49

Giocano un importante ruolo diversi ormoni, quali la leptina e la grelina, che «regolano» la sensazione di sazietà e l’appetito

Perché, dopo una dieta dimagrante, è così facile recuperare il peso perso? Due recenti revisioni degli studi hanno cercato di fare il punto sulle attuali, ancora incomplete, conoscenze su questo tema. Quello che emerge chiaramente è che in risposta alla riduzione delle riserve energetiche nell’organismo si attivano meccanismi che portano a ridurre le calorie che “spendiamo” e ad aumentare quelle che introduciamo. Riguardo alle prime, come riportano ricercatori canadesi sul Canadian Journal of Diabetes, è stato per esempio stimato che per ogni kg di peso perso, la spesa energetica a riposo si riduca mediamente di 15,4 kcal.

Riguardo all’aumento degli introiti calorici, i meccanismi coinvolti sono molti e complessi. Fra questi, giocano un importante ruolo diversi ormoni , quali la leptina e la grelina: con il dimagrimento si riduce la sintesi della prima (ormone della sazietà) e aumenta quello della seconda, ormone dell’appetito. Insomma, non è facile mantenere i risultati e lo è ancor meno se, come ipotizzano alcuni ricercatori della Columbia University (su Physiology and Behavior), i meccanismi che promuovono il recupero del peso perso verrebbero innescati dalla restrizione calorica stessa, prima ancora che dal dimagrimento, per mantenere il peso al suo livello più elevato.

«Cresce l’aspettativa di spiegazioni e rimedi per una efficace perdita e stabilizzazione del peso - commenta Lucio Lucchin, presidente dell’Associazione Italiana Dietetica e Nutrizione Clinica -. Un dato è assodato: sottoporsi a diete ripetute è un efficace lasciapassare per l’obesità di grado elevato. Sono diversi i fattori che contribuiscono al tanto temuto “fallimento”. In primo luogo, si ritiene di assumere meno calorie di quanto avviene in realtà: un errore facile da commettere se non si presta attenzione alle porzioni e alle scelte (per esempio in merito ai grassi e alle calorie che si assumono, vedi tabella, ndr). E ancora: si pensa di fare più movimento di quanto si faccia; si mangia ad orari sbagliati, superando le 5 ore di digiuno tra un pasto e l’altro; si dorme poco, meno di 7 ore al giorno. Se associamo questi dati a quelli delle ricerche citate, ci si rende conto che lo scenario è complesso. Questo significa che il risultato del dimagrimento e del mantenimento del peso raggiunto non è facilmente determinabile nè, tantomeno, costante».

Abbandonare, allora, l’impresa? «Assolutamente no - risponde Lucchin -. La persona con problemi di peso non caschi in facili tentazioni e si rivolga a professionisti seri in grado di considerare più fattori della struttura biologica e psicologica del paziente».
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Le prugne per perdere peso

Messaggio  Lactobacillus il Dom Giu 29 2014, 15:51

Una dieta normale arricchita di prugne può far perdere maggiore peso che non la sola dieta dimagrante. E, in più, fanno bene alla salute

Le prugne aiutano a perdere peso in modo significativo, specie quelle secche.

Se vogliamo perdere peso in modo equilibrato e abbastanza rapido, possiamo aggiungere alla nostra dieta le prugne – specie se secche.
E’ quanto afferma un nuovo studio dell’Università di Liverpool in cui si è scoperto che mangiare prugne secche come parte di una dieta di controllo del peso può aumentare in modo significativo la perdita di peso.

Il credo comune è che la frutta secca non sia adatta nelle diete dimagranti, perché si ritiene ricca di zuccheri, tuttavia la funzione di aumento del senso di pienezza fa sì che promuova un minore appetito. E questo è quello che è stato trovato dal team di ricerca dell’Istituto Universitario di Psicologia, Salute e Società conducendo uno studio su un campione di 100 consumatori.
I partecipanti erano tutti in sovrappeso o obesi, e consumavano ridotte quantità di fibre. Questi sono stati suddivisi a caso in due gruppi e poi invitati – in un caso – a consumare le prugne secche come parte di una dieta per dimagrire, per valutare se questa integrazione ha aiutato o ostacolato il controllo del peso nel corso di un periodo di 12 settimane.
Oltre a ciò, i ricercatori hanno esaminato se il consumare poche fibre poteva essere compatibile con l’assunzione di un numero considerevole di prugne nella dieta, e se il mangiare prugne avesse un effetto benefico sull’appetito.

Gli appartenenti al gruppo “prugne” hanno mangiato prugne secche tutti i giorni: 140 g al giorno le donne e 171 g al giorno gli uomini. Gli appartenenti al gruppo di controllo hanno seguito una serie di consigli su spuntini sani, oltre il ciclo attivo di perdita di peso.
Al termine del periodo di test, i ricercatori hanno scoperto che i membri del gruppo prugne avevano perso in media 2 kg di peso e il loro girovita si era ridotto di 2,5 centimetri. Al contrario, le persone del gruppo di controllo avevano perso solo 1,5 kg di peso e 1,7 centimetri dai loro fianchi.

La maggiore perdita di peso negli appartenenti al gruppo prugne si avuta durante le ultime quattro settimane dello studio. Dopo otto settimane, i partecipanti del gruppo prugne hanno mostrato un maggior senso di pienezza. Inoltre, nonostante le alte dosi giornaliere, le prugne secche sono state ben tollerate.
«Questi sono i primi dati che dimostrano una perdita di peso e l’assenza di effetti collaterali negativi quando si consumano le prugne come parte di una dieta controllo del peso – ha spiegato la psicologa della UL, dott.ssa Jo Harrold – Infatti, a lungo termine, esse possono essere utili a chi è a dieta per affrontare la fame e soddisfare l’appetito: una sfida importante quando si sta cercando di mantenere la perdita di peso».

«Mantenere una dieta sana è una sfida. Insieme a frutta e verdura fresca, la frutta secca può fornire un apporto più utile e conveniente alla dieta, in particolare perché controllare l’appetito durante la dieta può essere difficile», conclude il prof. Jason Halford, professore di Psicologia Sperimentale e Direttore dell’University’s Human Ingestive Behaviour Laboratory.

Ecco dunque come si può ottenere una maggiore perdita di peso semplicemente aggiungendo alla nostra dieta le prugne secche. E poi non dimentichiamoci che le prugne secche contengono molte sostanze utili per il benessere. Quali?
Per esempio, sono prive di grassi saturi ma contengono carboidrati, che sono una fonte primaria di energia e non fanno male come lo zucchero bianco. Però contengono sorbitolo, che è un dolcificante naturale.
E poi, come tutta la frutta, le prugne sono ricche di fibre. Che sono poi quelle che offrono il senso di sazietà e promuovono la salute dell’intestino e la sua motilità.
Tra i vari elementi come i minerali, le prugne secche sono un ottima fonte di rame, manganese, potassio… tutte sostanze utili per la pelle, le ossa, i muscoli e la pressione del sangue.
Infine, le prugne secche sono una buona fonte di vitamina B6, benefica nel controllo dello stress e delle funzioni mentali.
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Ecco perché la maggior parte delle diete dimagranti fallisce

Messaggio  Lactobacillus il Dom Giu 29 2014, 15:53

Si fa relativamente in fretta a perdere i chili di troppo, ma quello che pregiudica i risultati è, dopo un po’, il ritorno dei chili perduti, quando non addirittura qualche chilo in più. Gli esperti hanno analizzato il perché di tutto questo

Per perdere peso senza il rischio di riconquistare dopo un po' i chili perduti è importante una dieta sana, piuttosto che rinunciare ai cibi che più piacciono.

Viene anche definito effetto “yo-yo”, ed è quella situazione in cui si perde peso per poi, dopo un po’, riconquistarlo o, peggio, metterne su anche più di prima.
E’ questo uno dei principali motivi per cui la maggior parte delle diete dimagranti fallisce, secondo gli esperti. Motivo che li ha spinti a cercare di capire il perché.

I ricercatori dell’ORI, l’Istituto di Ricerca dell’Oregon, coordinati dal professor Eric Stice hanno voluto fornire la loro spiegazione al fallimento di una dieta dimagrante e una descrizione completa degli effetti di una restrizione calorica.
Il segreto, stando a quanto appurato, è nel cervello e nella risposta di questo agli stimoli del cibo e il relativo senso di ricompensa.

I risultati completi dello studio sono stati pubblicati sulla rivista NeuroImage, e suggeriscono che limitare l’assunzione di cibo ne aumenta il valore di ricompensa. Questo accade in particolar modo quando si tratta di alimenti ad alto contenuto calorico, o appetitosi come per esempio un frappè al cioccolato. La maggiore difficoltà arriva proprio quando poi bisogna mantenere la restrizione calorica.
Oltre a ciò, hanno scoperto gli scienziati, l’astenersi dal cibo per periodi più lunghi di tempo aumenta anch’esso il valore di ricompensa alimentare, mostrando che il digiuno o il saltare un pasto sono deleteri nel raggiungimento di un obiettivo di perdita di peso. Gli sforzi, invece, dovrebbero essere concentrati in una dieta che preveda l’assunzione di cibi più sani e a basso contenuto energetico o calorico.

«Questi risultati sono unici – sottolinea Stice – in quanto questi dati sono i primi a suggerire che un’elettiva restrizione calorica aumenta il grado in cui le regioni del cervello coinvolte nella valutazione della ricompensa e l’attenzione sono attivate dall’esposizione a cibi gradevoli».

L’azione sulle diverse regioni cerebrali è stata osservata per mezzo di immagini scansionate (o FMRi) del cervello di un gruppo di volontari che doveva visionare e immaginare diversi tipi di cibo. In un caso erano proposte immagini di cibo gradevole; in altre cibo sgradevole. Allo stesso tempo, i partecipanti avrebbero poi dovuto immaginare una serie di alimenti che a loro erano particolarmente graditi o giudicati appetitosi.

La scelta di includere sia immagini di cibi gradevoli che sgradevoli è stata fatta per poi confrontare la risposta del cervello nelle aree della ricompensa nei due diversi casi.
In una seconda fase dello studio, i ricercatori hanno fatto assumere ai partecipanti un frappè di cioccolato e, in un’altra fase, una soluzione priva di calorie e insapore.
Dopo questa ulteriore fase, Stice e colleghi, hanno esaminato se il numero di ore, variabili da 3 a 22, dall’ultima assunzione calorica fosse correlata con l’attivazione neurale in risposta al ricevimento effettivo o all’anticipazione del ricevimento di un alimento appetibile.
Un ulteriore analisi ha preso in considerazione la possibilità che vi fosse una risposta neurale aberrante agli stimoli alimentari nei partecipanti che si trovavano con un saldo negativo di energia, per un periodo di 2 settimane, rispetto a coloro con un bilancio energetico positivo.

I risultati finali hanno così mostrato che per perdere peso efficacemente, ma soprattutto mantenerlo, è fondamentale una dieta sana, piuttosto che costose rinunce che, alla fine, appunto si pagano.
«Le implicazioni di questo studio di imaging sono chiare: se la gente vuole perdere il peso in eccesso, è più efficace consumare cibi sani e a basso contenuto di grassi e zuccheri durante i pasti regolari, piuttosto che stare per lunghi periodi di tempo senza alcun apporto calorico», ha concluso il dottor Stice.
Insomma, una dieta sana è meglio che privarsi del cibo per poi causare una carenza che ci si ritorce
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Pranzo luculliano, cena frugale: il segreto per dimagrire

Messaggio  Lactobacillus il Dom Giu 29 2014, 15:53

Per mantenere la linea o perdere peso basta mangiare adeguatamente a pranzo e poco la sera a cena. In questo modo si assecondano i ritmi biologici naturali e la capacità del corpo di utilizzare gli zuccheri contenuti negli alimenti

Per evitare di mettere su peso è importante mangiare agli orari giusti.

A volte per mantenere la linea così faticosamente conquistata – o naturale – o per perdere qualche chilo di troppo non è necessario sottoporsi a chissà quale sacrificio o rinuncia. Secondo gli esperti basta bilanciare il pranzo con la cena.

Un pasto abbondante a pranzo, che fornisca tutto ciò di cui si necessita e, per contro, una cena frugale sono il segreto per mantenersi in linea, suggerisce un nuovo studio della Vanderbilt University di Nashville, negli Usa.
Il professor Carl Johnson e colleghi della VUN hanno condotto uno studio su modello animale in cui si dimostra come l’organismo sia influenzato dall’orologio interno nella sua capacità di utilizzare gli zuccheri contenuti nei cibi. Questa capacità, che è diversa a seconda delle ore del giorno, se viene disturbata può essere causa di un aumento di peso: da qui la necessità di assecondarla per mantenere il proprio peso o diminuirlo.

La ricerca, pubblicata su Current Biology, si è basata sul comportamento dell’ormone insulina durante le diverse ore della giornata. L’insulina, lo ricordiamo, ha il preciso compito di convertire lo zucchero in energia.
Questi livelli, hanno scoperto i ricercatori, restavano più o meno costanti in certe ore del giorno, tuttavia vi era una chiara difficoltà nei modelli nel far fronte agli zuccheri quando dormivano.
In parole povere, assumere del cibo in un momento “sbagliato” della giornata, fa ingrassare.
«Le “impostazioni” metaboliche cambiano in funzione del momento della giornata», spiega infatti il dottor Johnson.

L’azione dell’insulina e il metabolismo degli zuccheri nel sangue sono dunque legati alle diverse ore della giornata e ai relativi meccanismi interni, o orologio biologico. L’ideale, secondo gli esperti, sarebbe quindi assecondare questi ritmi. Il problema, tuttavia, è che l’uomo moderno, con la vita frenetica e sregolata che conduce, difficilmente riesce a seguire ritmi regolari: questa una della principali cause dell’aumentato rischio di sindromi metaboliche.
Bilanciare i pasti diviene pertanto importante per seguire una dieta più sana e mantenere il proprio peso nella norma.
«Con il pasto principale al centro della giornata è probabilmente la [dieta] più sana», conclude Johnson, ricordando che è altrettanto fondamentale mangiare leggero a cena ed evitare i cosiddetti spuntini di mezzanotte.
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Con la buccia di mela bruci i grassi in eccesso

Messaggio  Dr.Morbius il Dom Giu 29 2014, 16:35

Nella buccia della mela si trova un composto ceroso che è in grado di bruciare i grassi e potenzialmente ridurre sovrappeso e obesità

Nella mela si trova un composto in grado di bruciare i grassi e favorire lo sviluppo di massa muscolare e grasso bruno

I ricercatori dell’Università dell’Iowa (Usa) hanno scoperto che nella buccia della mela c’è un composto chiamato acido ursolico che potrebbe aiutare nei problemi di sovrappeso o obesità favorendo la formazione di grasso bruno e massa muscolare: due tessuti che bruciano calorie.

Lo studio, condotto su modello animale, ha permesso di scoprire la duplice attività dell’acido ursolico nel proteggere il fegato e contro il diabete i topi alimentati con una dieta ricca di grassi, e di favorire la perdita di peso bruciando maggiori calorie anche seguendo diversi tipi di dieta.
«A seguito di un precedente studio, sapevamo che l’acido ursolico aumenta la massa e la forza muscolare nei topi sani, che è importante perché potrebbe suggerire una potenziale terapia per l’atrofia muscolare – spiega nel comunicato UI il dottor Christopher Adams, professore associato di medicina interna, a capo dello studio – Abbiamo testato l’acido ursolico sui topi che seguivano una dieta ricca di grassi – un modello murino con obesità e sindrome metabolica. Ancora una volta, il composto ha aumentato la massa muscolo-scheletrica, ma ha anche ridotto l’obesità, il pre-diabete e malattia del fegato grasso».

I modelli murini sono stati seguiti per diverse settimane, e alimentati con una dieta ricca di grassi, per osservare gli effetti su questi da parte del composto contenuto nella buccia della mela. I risultati sono stati sorprendenti e sono stati pubblicati sulla rivista PLoS ONE.
«Dal momento che il muscolo è molto efficiente nel bruciare le calorie, l’aumento della muscolatura nei topi trattato con l’acido ursolico può essere sufficiente per spiegare come il composto riduca l’obesità – ha sottolineato Adams – Tuttavia, siamo stati sorpresi nello scoprire anche un aumento del grasso bruno, un bruciatore di calorie fantastico. L’aumento di grasso bruno può anche aiutare a proteggere contro l’obesità».

Il grasso bruno si ritiene sia collegato al controllo del peso e dell’obesità in quanto maggiore è la sua presenza, minore è l’incidenza di zuccheri e grassi nel sangue e il relativo rischio di malattie e sovrappeso. Se un tempo si riteneva che questo tipo di grasso fosse un’esclusiva dei neonati, oggi si sa che anche gli adulti mantengono una parte di questo, in particolare nel collo e tra le scapole. La possibilità dunque di favorirne l’aumento anche nelle diverse fasi della vita è un’opportunità da sfruttare appieno per prevenire o ridurre l’incidenza delle malattie correlate al sovrappeso e l’obesità che, ogni anno, mietono numerose vittime.
Come sempre, si attendono ulteriori studi clinici sull’uomo, atti a confermare i buoni risultati ottenuti in questo studio.
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I probiotici per ridurre il grasso e perdere peso

Messaggio  Dr.Morbius il Dom Giu 29 2014, 16:41

Riduzione del grasso addominale, sottocutaneo e girovita

Secondo quanto riferito da un nuovo studio giapponese, supplementi giornalieri di Lactobacillus gasseri SBT2055 (LG2055) può contribuire a ridurre il grasso e perdere peso.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “European Journal of Clinical Nutrition” e riporta come un consumo giornaliero, per dodici settimane, di latte fermentato contenente il probiotico abbia portato a una riduzione del 3,3% del grasso sottocutaneo e del 4,6% del grasso addominale. Con una evidente perdita di peso corporeo dell’1,5% e una riduzione dell’1,8% del girovita.

I ricercatori del Snow Brand Milk Products, Kyushu University, Nippon Milk Community Co., Iwaki Meisei University, e Isogo Central and Neurosurgical Hospital in Giappone hanno coinvolto 87 persone in sovrappeso per condurre uno studio randomizzato in doppio cieco e placebo controllato. I partecipanti sono stati suddivisi a caso in due gruppi a cui è stato dato da assumere, rispettivamente: 200 grammi al giorno di latte fermentato addizionato con il probiotico Lactobacillus LG2055 o il solo latte fermentato. Il tutto per 12 settimane consecutive.
Una riduzione del grasso addominale e sottocutaneo si è accompagnata a una riduzione del peso corporeo e del girovita nelle persone che avevano assunto il latte fermentato con il probiotico; al contrario, chi aveva assunto solo il latte fermentato non mostrava riduzioni significative.
«Il probiotico LG2055 ha dimostrato effetti sulla riduzione dell’adiposità addominale, del peso corporeo e le altre misure, e suggerisce il suo influsso benefico sui disturbi del metabolismo», hanno concluso gli scienziati.

Al di là della possibilità che un probiotico possa avere azione sul peso e sul grasso corporeo è indubbio che una flora intestinale sana e attiva possa avere effetti benefici sull’organismo in generale; il che si traduce in maggiore salute e benessere.
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Tè nero per perdere peso

Messaggio  Dr.Morbius il Dom Giu 29 2014, 16:43

Riduzione dell’assorbimento dei grassi con il tè nero

Non è solo il più studiato e pubblicizzato tè verde a poter sortire effetti sul peso corporeo e sul controllo dei grassi ma, secondo un recente studio pubblicato sulla rivista “Nutrition”, anche il più comune tè nero; quello che siamo soliti bere.

Uno studio condotto su modello animale da un gruppo di ricercatori giapponesi del Functional Food Business Project presso la Kirin Holdings Company, ha evidenziato le proprietà di limitare l’assorbimento dei grassi del tè nero.
Gli scienziati giapponesi hanno sottoposto due gruppi di topi a due differenti test. Nel primo caso hanno alimentato i topi con una emulsione di grassi a cui vi era stato miscelato un estratto di tè nero nella misura di 500 o 1.000 mg per chilo di peso corporeo. Dopodiché sono stati analizzati i livelli di grassi presenti nel sangue. Dai dati raccolti è emerso che l’estratto di tè nero aveva soppresso l’incremento dei trigliceridi nel plasma e questo avveniva con una modalità dose-dipendente; ossia, l’effetto era diverso a seconda della dose di estratto di tè nero somministrata.

In un secondo test i ricercatori hanno utilizzati dei topi femmina che sono state sottoposte a una dieta ricca di grassi per otto settimane. Anche in questo caso i topi sono stati scelti a caso per una somministrazione di estratto di tè nero nella misura dell’1% o del 5% o della sola dieta.
I risultati hanno mostrato che nel caso di una somministrazione dell’estratto al 5% di tè nero si era verificata una soppressione dell’aumento di peso corporeo, della massa di tessuto adiposo e una riduzione dei lipidi contenuti nel fegato nella misura del 56,9% e 81,7%.
Nonostante i ricercatori ricordino che saranno necessari ulteriori studi per poter affermare che questo effetto si possa avere sugli esseri umani, i risultati fanno ben sperare e suggeriscono che il tè nero, anche se pare contenere in misura minore certi componenti, può avere effetti benefici sul controllo del peso e del grasso corporeo.
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Scoperto nell’intestino un batterio che fa dimagrire

Messaggio  Dr.Morbius il Dom Giu 29 2014, 16:49

Potrebbe rivelarsi un alleato nella guerra ai chili di troppo e al diabete

Ricercatori dell’universita cattolica di Lovanio in Belgio hanno scoperto nell’intestino la risposta alla lotta contro l’obesità e al diabete di tipo 2. Si tratta di un batterio, lo “Akkermansia muciniphila”, che nei topi si è dimostrato in grado di ridurre l’assorbimento del cibo.

Il batterio modifica la struttura che “fodera” l’intestino, aumentandone lo spessore. In questo modo si frappone una barriera tra il cibo e i villi intestinali che assorbono le sostanze nutriente.

Secondo la ricerca pubblicata su Proceedings of the Nationale Academy of Science (Pnas) i topi nutriti con un brodo contenete il batterio ha ridotto l’obesità delle cavie e la resistenza all’insulina (che regola l’assorbimento degli zuccheri), causa del diabete di tipo 2.

Negli ultimi anni è stato un susseguirsi di studi che dimostrano che la flora batterica intestinale contribuisce al dimagrimento. Un primo studio dimostrò che a seconda del tipo di flora intestinale, ciascuno è più o meno incline all’obesità. Un altro studio dimostrò che iniettando la flora di topolini magri nell’intestino di topolini obesi, questi dimagrivano. In questo nuovo lavoro, i ricercatori sono andati a vedere in particolare quali batteri producono l’effetto dimagrimento e come. Hanno individuato il batterio Akkermansia muciniphila (che rappresenta fino al 5% dei batteri della flora intestinale ed è scarso nell’intestino di individui obesi) come uno dei principali artefici dell’effetto del dimagrimento indotto dalla flora intestinale.

I topolini alimentati con una dieta ricca di grassi sono dimagriti grazie all’aggiunta di Akkermansia muciniphila nel loro intestino. Anche se continuano a consumare tantissimi grassi in modo smodato, perdono la metà dei loro chili di troppo e guariscono dal diabete. Secondo gli esperti, la presenza di tale batterio modifica le capacità di assimilazione del cibo da parte delle pareti intestinali.

Secondo Patrice Cani , ricercatore dell’università cattolica di Lovanio, lo studio rappresenta un «primo passo» verso «l’eventualità di poter utilizzare questi batteri nella prevenzione o nel trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2». Uno scenario forse possibile «in un prossimo futuro».

Meno ottimisti altri esperti. Colin Hill, microbiologo dell’University College Cork (Gb), considera lo studio «entusiasmante». Tuttavia osserva che, pur essendo stati suggeriti numerosi legami fra batteri intestinali e sovrappeso, questa è la prima volta che un intervento diretto sembra funzionare. «Non penso sia possibile - dice lo specialista - potersi abbuffare per tutto il giorno di torte alla crema, patatine e salsicce, e poi cancellare tutto mangiando dei batteri». È molto più probabile, dunque, che la ricerca dell’èquipe belga possa aprire la strada a una migliore comprensione di quello che succede nell’intestino quando mangiamo, e permettere così di arrivare a indicazioni dietetiche tagliate su misura per ogni persona che cerca di perdere peso.
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Re: Come evitare di recuperare peso dopo la dieta

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