Il segreto degli italiani che vivono più a lungo

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Poche proteine animali e pancia piatta per essere longevi

Messaggio  Dr.Morbius il Lun Gen 27 2014, 13:45

La dieta non deve essere solo restrittiva, bensì attenta alla qualità proteica e al profilo metabolico individuale

Che cosa si può fare, a tavola, per favorire una vita lunga e in buona salute? Non si può ancora dirlo con certezza, gli studi danno interessanti suggerimenti. Negli animali da esperimento, l’intervento tuttora ritenuto più efficace nel rallentare i processi d’invecchiamento è la restrizione calorica (del 20-40%) senza malnutrizione. Questo approccio, almeno nei roditori, si è rivelato capace di estendere l’aspettativa di vita anche del 50%. Studi recenti però suggeriscono che la qualità della dieta, e in particolare delle proteine, possa essere altrettanto importante. Per esempio, in topi da esperimento la riduzione del consumo dell’aminoacido metionina (più elevato nelle proteine di origine animale) si è associato a una maggior durata della vita.

Ancora, in uno studio condotto su scimmie, si è osservato che una dieta povera di proteine animali, oltre che di carboidrati raffinati, e ricca invece in cibi vegetali e pesce ha un effetto benefico su salute e longevità. «La quantità e qualità delle proteine che ingeriamo - commenta Luigi Fontana, professore di Scienze nutrizionali all’Università di Brescia e alla Washington University di St.Louis in USA, nonché autore di una recente revisione pubblicata su Ageing Research Review - sono importanti nel regolare l’espressione di alcuni geni (IGF-1 e mTOR) che giocano un ruolo fondamentale nella patogenesi del cancro e nel modulare i processi d’invecchiamento. In un nostro recente studio pubblicato su Oncotarget, abbiamo dimostrato che sia la riduzione dell’apporto proteico, sia la sostituzione di proteine animali con quelle vegetali inibiscono potentemente la crescita del tumore della prostata e della mammella in alcuni modelli animali».

Ma allora quale sarebbe la strategia alimentare ideale per la longevità? Il più importante obiettivo è evitare l’accumulo di grasso addominale, la dieta, poi, come spiega Fontana: «Deve essere personalizzata in base alle caratteristiche metaboliche e ormonali, per permettere di mantenersi snelli e con l’addome piatto, e deve essere ricca di cibi d’origine vegetale, escludendo gli eccessi di proteine di origine animale». Un modello in linea con quello alimentare mediterraneo che, come riportato in una recente revisione pubblicata su Maturitas da ricercatori dell’Università di Atene, è uno degli esempi più convincenti anche quando si parla di longevità.
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Il segreto degli italiani che vivono più a lungo

Messaggio  Dr.Morbius il Dom Giu 29 2014, 14:29


Un nuovo studio ha messo in evidenza come le persone che assumono con la dieta una buona percentuale di polifenoli vivano più a lungo, riducendo al contempo il rischio di mortalità del 30 per cento

La frutta come l'uva rossa contiene molti polifenoli che sono stati trovati ridurre il rischio di mortalità.
Con uno studio durato la bellezza di dodici anni si è scoperto quello che potrebbe essere uno dei segreti per cui si vive più a lungo, riducendo allo stesso tempo del 30% il rischio di mortalità.

I ricercatori spagnoli, per svelare il segreto degli arzilli anziani del Centro Italia, hanno coinvolto 807 uomini e donne di età pari o superiore ai 65 anni.
Tutti i partecipanti, come detto, sono stati seguiti per 12 anni, durante i quali si è valutato l’apporto di polifenoli nella dieta per mezzo di un biomarcatore presente nelle urine.

I polifenoli sono degli antiossidanti naturalmente presenti nella frutta (la buccia dell’uva, per esempio, ne è molto ricca) e nella verdura, ma anche nella frutta a guscio (o secca) e in bevande come il tè e il caffè. Queste sostanze, come ricordato dai ricercatori possono «ridurre il rischio di diverse malattie croniche e la mortalità in generale». Di queste sostanze, nei vegetali ne sono state identificate più di 8.000.

In questo studio, la dottoressa Cristina Andres Lacueva e colleghi dell’University Biomarkers and Nutritional and Food Metabolomics Research Group hanno trovato che una maggiore presenza di polifenoli nelle urine dei soggetti era correlata a una riduzione del 30% della mortalità.
I dati, raccolti per mezzo degli esami clinici, secondo gli autori sono più significativi e affidabili che non quelli di solito basati su questionari, laddove i partecipanti devono riferire quale tipo di dieta seguono e quali sostanze assumono: questo approccio è chiaramente passibile di errori dovuti all’errato riportare delle informazioni da parte dei partecipanti.

I risultati finali dello studio, pubblicato sul Journal of Nutrition, mostrano che per ridurre del 30% la mortalità occorre assumere più di 650 mg di polifenoli al giorno, dato che questo vantaggio non si mostrava in coloro che ne assumevano meno di 500 mg al giorno.
Ancora una volta si è così dimostrato come una dieta corretta possa fare la differenza non solo nella prevenzione delle malattie, ma anche nell’aumentare le aspettative di vita.
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Pesce, verdura e cioccolato E' facile il menù anti-aging

Messaggio  Dr.Morbius il Dom Giu 29 2014, 14:39

Pesce, verdura e cioccolato
E' facile il menù anti-aging

La dieta è l'arma migliore e più semplice da utilizzare per mantenere una vita sana riducendo i segni dell’invecchiamento

Puntare su alimenti sani e in grado di stuzzicare il palato garantisce due risultati importantissimi: migliora l’umore e «spiana le rughe», grazie alla produzione di endorfine. Combattere i segni dell’età, quindi, è anche una questione di gusto. Non ha dubbi Riccarda Serri, specialista in dermatologia dell’Università di Milano, che, intervenuta all'incontro Benessere, Bellezza e Buonumore: il salmone svela i suoi segreti, ha stilato una sorta di menù anti-aging. Nella dieta salva-pelle entrano di diritto le tartine al salmone con capperi e una fettina di limone, bruschette (pomodori conditi con olio d’oliva e basilico) e ancora pesce, broccoli e tanta frutta, in particolare uva, albicocche, senza rinunciare a vino rosso e cioccolata. E per dissetarsi, invece delle bollicine, via libera a centrifugati di frutta e tè verde.

«La dieta è una delle migliori armi a disposizione per invecchiare bene – spiega l’esperta. Se si mangia sano la pelle è più elastica, produrrà le sue fibre collagene, sarà ben nutrita e compatta, e quindi, con meno rughe». Quando si parla di bellezza, perciò, «la dieta non va considerata solo uno strumento per dimagrire né vista come punitiva. Anzi. Mangiare sano ma con gusto è fondamentale: le cose che piacciono scatenano le endorfine e anche la cute ne trae beneficio». È fondamentale, però, scegliere i nutrienti di cui la pelle ha bisogno, puntando su prodotti di qualità, ancora ricchi di principi attivi, evitando fast food e cibi già pronti. Frutta e verdura sono una miniera di antiossidanti. «Sono da preferire i prodotti più ricchi di questi elementi – spiega Serri – come carote (betacarotene), pomodori (carotenoidi), broccoli (isotiocianati), uva (antocianine), burro (vitamina E). E olio d’oliva, che non solo è antiossidante ma come grasso «buono» ha anche un’importante funzione nell’assorbimento delle vitamine liposolubili – A, E e K –: le prime due, soprattutto sono fondamentali per una bella pelle. Le donne che non assumono grassi perché hanno il colesterolo alto e magari usano farmaci per combatterlo, spesso hanno la cute non a posto: non sanno che l’olio d’oliva, oltre a non aumentare i livelli di colesterolo “cattivo”, li fa anche diminuire».

Come accade con gli Omega 3, acidi grassi polinsaturi, di cui è pieno il pesce, in particolare il salmone. «Un’alimentazione ricca di questi elementi aiuta molto – conclude Serri – perché sono antinfiammatori per eccellenza». Gli Omega 3, infatti, permettono all’organismo di produrre sostanze ad azione antinfiammatoria, vasodilatatoria, antiaggregante, importanti anche per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Non solo questo, spiegano gli esperti a confronto oggi sul tema: si tratta di sostanze «essenziali per mantenere in buono stato il sistema nervoso, in particolare il cervello e la retina. E sono di aiuto nello sviluppo neurologico del feto e in quello cognitivo dei bambini». Inoltre, mangiare pesce fa bene anche alla linea e garantisce l’apporto di proteine nobili con poche calorie. In particolare il salmone, che ha un grande potere saziante, perché inibisce il rilascio della «grelina , una delle sostanze coinvolte nella sensazione di fame.
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Così si combatte l’invecchiamento

Messaggio  Dr.Morbius il Dom Giu 29 2014, 14:59

Anche se invecchiare è un processo naturale, a cui non possiamo sottrarci, è possibile comunque rallentarlo e contrastarlo. I metodi sono molteplici, e qualcuno anche più semplice di quanto possiamo credere. Ma lo stile di vita resta fondamentale

I metodi per contrastare l'invecchiamento sono tanti, e molti di questi anche utili, ma lo stile di vita resta fondamentale.

«Per ogni individuo c’è un invecchiamento programmato e naturale, ma anche un invecchiamento accelerato e generale che dipende dal comportamento di ciascuno», ci ricorda il premio Nobel per la medicina 2008, Luc Montagnier. Ed è vero, se comunque invecchiare fa parte di un processo naturale a cui andiamo incontro tutti quanti, possiamo tuttavia decidere di invecchiare prima del tempo, se non adottiamo uno stile di vita consono. Ma, al tempo stesso, possiamo anche decidere di rallentare questo inevitabile processo. E lo possiamo anche fare in maniera più semplice di quanto si creda.

A supportare tutti coloro che non si rassegnano all’invecchiare il mercato offre le più disparate soluzioni: dalle creme sempre più performanti, ai super- integratori e nutraceutici, fino agli infusi di erbe e piante. E ognuno cerca così, a modo suo, di riportare indietro le lancette dell’orologio – quand’anche non tentare di fermarle. In fatto di anti-età, il desiderio di novità non si ferma mai, e così pure la ricerca.

Nel campo della ricerca, poi, si è scoperto che l’invecchiamento può anche essere in parte invertito – a qualunque età. Le strategie antiage che possiamo attuare possono ringiovanire la maggior parte delle funzioni dell’organismo: che si tratti di cervello, cuore, muscoli, pelle…
In questi casi è importante seguire una dieta corretta e fare movimento. Largo dunque a cibi freschi, vivi, e bando ai cibi precotti e già pronti, quelli super-raffinati e ricchi di zuccheri o sale. Cibi poveri e depleti delle sostanze vitali come vitamine e aminoacidi non possono che far accelerare il processo d’invecchiamento. E’ anche importante rallentare i ritmi: mangiare più lentamente e ridurre lo stress.

Anche gli ormoni hanno un ruolo fondamentale nel processo d’invecchiamento. La loro produzione, quando errata, influisce non soltanto sulla salute. E’ pertanto importante che il metabolismo sia funzionale.
Sempre sul fronte ricerca è recente la notizia di un team di ricercatori inglesi che ha messo a punto una formula antinvecchiamento chiamata “Bio-age superfood”, che ha concentrato in pratiche barrette, studiate per mantenere l’equilibrio ormonale per l’uomo e la donna e diversificate per fascia di età (fino ai 45 anni e dai 45 in su).
Secondo gli ideatori, queste formule garantiscono un apporto ideale di proteine e un mix bilanciato di fitormoni, grassi “buoni” (utili per l’elasticità della membrana cellulare) e micronutrienti. Sono state studiate pensando anche ai più giovani: non si può pretendere che un trentenne prenda gli integratori ormonali, perché di solito l’invecchiamento è l’ultimo dei suoi pensieri. Ma come sappiamo, i 30 anni sono proprio l’età in cui lo squilibrio incomincia a essere importante.

Per chi ha dunque poco tempo da dedicare al prepararsi beveroni anti-età o altri rimedi, queste barrette potrebbero essere una soluzione. In Italia, sono distribuite da Named e si possono trovare anche in farmacia. In ogni caso, per contrastare l’invecchiamento è importante modificare il proprio stile di vita, perché essere in buona salute rimane uno dei modi migliori per restare giovani e vivere a lungo.
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Vivere 100 anni, e anche di più, con il cibo della longevità

Messaggio  Lactobacillus il Dom Giu 29 2014, 15:44

Vivere fino a cent’anni e oltre è possibile. Lo dimostra l’esercito di ultracentenari che si concentra anche in Italia, in particolare in Sardegna e in alcuni comuni del Centro. I segreti della longevità affrontati in un convegno tenutosi a Venezia

Frutta e verdura, insieme agli acidi grassi omega-3, sono tutti alimenti anti-age, che possono farci diventare centenari.

Non solo in Bolivia, in Giappone e altre parti del mondo, anche qui in Italia si può divenire centenari o ultracentenari. Ma quali sono i segreti della longevità? Centenari si nasce, grazie al corredo genetico, o lo si diventa, grazie allo stile di vita e, soprattutto, all’alimentazione?
A queste e altre domande si è cercato di dare risposta al convegno tenutosi recentemente a Venezia, dal titolo “The Future of Science”.

A segnalarlo è l’Osservatorio AIIPA (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari – Area Integratori Alimentari). Il congresso, organizzato dalle fondazioni Umberto Veronesi, Cini e Tronchetti Provera, ha affrontato “I segreti della longevità”. A parlarne le maggiori autorità scientifiche internazionali, tra cui Thomas Kirkwood, il principale teorico dei meccanismi biologici dell’invecchiamento, Howard Friedman, a capo del Longevity Project ed Elizabeth Blackburn, Nobel per la medicina nel 2009.

«I centenari sono un laboratorio a cielo aperto – dichiara Giovanni Scapagnini, biochimico clinico dell’Università del Molise ed esperto dell’Osservatorio AIIPA – che può insegnarci parecchie cose sui meccanismi che fanno invecchiare e ammalare il nostro organismo e sui determinanti biologici della longevità. Se da un lato, l’estrema longevità dipende sicuramente da una genetica favorevole, dall’altro esistono numerose variabili in grado di migliorare o peggiorare la possibilità di un invecchiamento privo di malattie. Gli alimenti di cui ci nutriamo sono sicuramente la variabile ambientale più rilevante nel determinare la longevità di un individuo».

«L’abitudine a nutrirsi in maniera ipocalorica – aggiunge Scapagnini – è stata riscontrata come tipica caratteristica delle popolazioni ad alta percentuale di centenari. Questa condizione facilita l’attivazione di meccanismi di difesa cellulare che proteggono l’organismo dalle malattie degenerative. Gli studi sulla restrizione calorica hanno poi permesso di scoprire le proteine chiave nella regolazione della longevità. Alcune di queste proteine, come le sirtuine e FOXO3a (che proteggono il DNA e regolano i processi di difesa cellulare), o AMPk e il PGC1alfa (che regolano il metabolismo e la biogenesi dei mitocondri) sono attivate anche da alcuni composti presenti nella dieta».

Sono molte le sostanze utili all’organismo, non solo per mantenerlo in salute, ma anche per attuare una sorte di azione anti-aging.
«Le sostanze vegetali presenti in frutta e verdure come le antocianine e il resveratrolo, appartenenti alla famiglia dei polifenoli, sono infatti in grado di attivare in maniera specifica i meccanismi di longevità cellulare – sottolinea Scapagnini – La maggioranza di questi composti è inoltre dotato di una potente azione antiossidante, effetto considerato particolarmente utile per contrastare i processi legati all’invecchiamento. Anche gli acidi grassi polinsaturi omega 3, presenti in grandi quantitativi nel pesce e nelle alghe, agiscono promuovendo i meccanismi genetici della longevità».

Prevedere dunque di introdurre nella propria alimentazione adeguati quantitativi di queste sostanze, come avviene nella dieta mediterranea e in quella giapponese, è sicuramente una regola d’oro per favorire un invecchiamento di successo, degno degli ultracentenari più agguerriti.
Ma c’è di più: alcune di queste sostanze possono infatti essere usate in maniera specifica per attivare i geni chiave che controllano metabolismo e longevità, trasformandosi in vere e proprie strategie nutrizionali per migliorare salute e qualità dell’invecchiamento.
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Contrastare l’invecchiamento: basta la vitamina B3

Messaggio  Lactobacillus il Dom Giu 29 2014, 15:46


Stress ossidativo e specie reattive all’ossigeno potrebbero avere un effetto inaspettato: fare da elisir di lunga vita, anziché promuovere l’invecchiamento. Secondo gli scienziati svizzeri, questo va un po’ contro il credo comune che i radicali liberi siano per forza pericolosi. Nella niacina (o vitamina B3) le sostanze a effetto prolunga vita

Secondo uno studio gli antiossidanti contenuti nelle verdure possono contrastare l'invecchiamento, ma secondo un altro studio anche gli ossidanti possono farlo.

In questi giorni è uscito uno studio a cura dell’Università della California a San Francisco (UCSF) in cui si suggerisce che una dieta vegetariana è salutare per l’organismo e che potrebbe anche rallentare l’invecchiamento – grazie al buon contenuto in sostanze antiossidanti.
Tuttavia, non tutti operano questa scelta – che sia per motivi etici o per altri – che prevede l’esclusione della carne dalla propria dieta. Per chi non vuole passare al veg non ci sono dunque speranze di rallentare l’invecchiamento? E solo gli antiossidanti combattono l’invecchiamento? Secondo un altro nuovo studio, condotto dai ricercatori dell’ETH di Zurigo, la risposta si trova nella niacina, altrimenti detta vitamina B3.

Il team internazionale di ricercatori guidati dal prof. Michael Ristow, ha scoperto che la vitamina B3, e il suo metabolita chiamato “nicotinamide” ha prolungato di dieci volte la vita dei modelli utilizzati per lo studio.
La ricerca si è concentrata in particolare sugli effetti della niacina e il nicotinamide su un tipo di ascaridi scoprendo che, al contrario di quanto comunemente ritenuto, le specie reattive all’ossigeno (i cosiddetti radicali liberi) possono promuovere la salute.

E’ infatti opinione comune che le specie reattive all’ossigeno, oltre a promuovere la formazione di radicali liberi, siano implicate nei processi d’invecchiamento dell’organismo e nello stress ossidativo. Nello studio in questione, invece, Ristow e colleghi hanno dimostrato che negli ascaridi queste sostanze prolungano la vita, anzichenò.

Se pertanto molti scienziati ritengono che gli antiossidanti siano benefiche per la salute, gli autori dello studio sono convinti che piccole quantità di specie reattive dell’ossigeno e lo stress ossidativo possono, per contro, innescare un impatto di promozione della salute.
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Cambiare stile di vita aumenta la longevità

Messaggio  Lactobacillus il Dom Giu 29 2014, 15:48

Modificare la propria dieta, ridurre lo stress e fare attività fisica leggera, può aiutare ad aumentare l’aspettativa di vita

Uno stile di vita più sano può aumentare in modo significativo l'aspettativa di vita, second un nuovo studio.

Non tutto è perso. Nessuno di noi è candidato alla malattia semplicemente perché ha una maggiore predisposizione rispetto a un’altra persona. La verità è che tutto può mutare – anche la salute – basta volerlo e metterci magari un po’ d’impegno.

Ad asserirlo è uno studio condotto da Dean Ornish dell’Università della California di San Francisco insieme al Preventive Medicine Research Institute.
A giudicare dai risultati della ricerca, cambiare il proprio stile di vita, l’alimentazione e aggiungere un po’ di attività fisica alle nostre giornate, può far migliorare lo stato di salute, allungare la vita e persino agire sul nostro DNA.
Tutto questo grazie alle modifiche che un corretto stile di vita può apportare alla lunghezza dei telomeri, quella sorta di “cappuccio” situato alle estremità dei cromosomi e che ha la precisa funzione di influenzare l’invecchiamento cellulare.

I telomeri sono formati da una combinazione di proteine e DNA che hanno il compito di fornire stabilità ai cromosomi e, di conseguenza, alle cellule del nostro corpo. Quando cominciano ad accorciarsi o ridursi, le cellule invecchiano prima e, ovviamente, muoiono anche più velocemente.
Ma, come detto all’inizio, tutto può essere modificato: anche il nostro destino, in termini di salute, ritiene il dottor Ornish.

Per arrivare a tali conclusioni il team di ricerca ha preso in esame 35 uomini a cui era stato diagnosticato un cancro alla prostata. Per tutti i partecipanti è stata analizzata l’associazione del proprio stile di vita con la lunghezza dei telomeri e della telomerasi.
Durante lo studio, durato cinque anni e pubblicato su The Lancet Oncology, a dieci volontari è stato detto di modificare il proprio stile di vita. Questi, avrebbero dovuto cambiare nettamente la loro dieta, seguire un po’ di esercizio fisico (non eccessivo) ed evitare, per quanto possibile, ogni fonte di stress. Gli altri 25 partecipanti allo studio, invece, dovevano seguire la loro vita esattamente come avevano sempre fatto.

Dai risultati è emerso che solo il gruppo che conduceva uno stile di vita più sano è riuscito a ottenere un incremento significativo – circa il 10% – della lunghezza dei telomeri. L’aumento della lunghezza dei telomeri, inoltre, risultava direttamente proporzionale con i cambiamenti al proprio stile di vita: più erano marcati, maggiori erano i benefici.
Al termine dei cinque anni, le restanti venticinque persone che non avevano fatto alcun cambiamento, mostravano telomeri addirittura più corti (circa il 3%) dall’inizio dello studio. Questo risultato, se vogliamo, è del tutto normale, visto che con gli anni i telomeri tendono a ridursi.
«L’accorciamento dei telomeri aumenta il rischio di una grande varietà di malattie croniche. Crediamo che l’aumento della lunghezza dei telomeri possa aiutare a prevenire queste condizioni e forse anche allungare la durata della vita», concludono i ricercatori.
Insomma, vita migliore, vita più lunga.
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Il Tai Chi può rallentare il processo di invecchiamento

Messaggio  Lactobacillus il Dom Giu 29 2014, 15:49

La pratica dell’antica arte del Thai Chi promuove la produzione di un particolare tipo di cellule staminali che hanno un’importante azione su un discreto numero di funzioni e strutture corporee. Questo processo rallenterebbe l’invecchiamento, come una sorta di anti-age

Il Thai Chi offre numerosi benefici sia per il corpo che per la mente. Da non ultimo, pare che influisca anche sull'invecchiamento.

L’antica arte marziale cinese del Thai Chi (all’occidentale: una sorta di ginnastica costituita da più movimenti, ora lenti, ora più veloci) potrebbe rallentare il processo d’invecchiamento del nostro corpo – oltre a far bene alla salute psico-fisica.
A suggerirlo è un nuovo studio condotto dai ricercatori del Centro di Neuropsichiatria – China Medical University Hospital di Taichung (Taiwan), e i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Cell Transplantation.

Per questo studio, che ha voluto confrontare gli effetti sulla longevità della pratica del Thai Chi, del camminare di buon passo o di nessun esercizio, il prof. Shinn-Zong Lin e colleghi hanno reclutato un gruppo di volontari di età inferiore ai 25 anni, poi suddivisi a caso in tre gruppi.
I partecipanti sono stati invitati a praticare rispettivamente il Thai Chi (TCC), la camminata a passo svelto (BW) e a non fare alcun esercizio fisico (NEH). Al termine del periodo di test, i ricercatori hanno eseguito delle analisi i cui risultati hanno mostrato che nel gruppo Thai Chi vi era un incremento nel cluster di differenziazione nell’espressione delle cellule 34 (o CD34+), un tipo di cellula staminale importante per un certo numero di funzioni e strutture del corpo.

Nello specifico, i ricercatori hanno valutato il potenziale effetto di allungare la vita del Tai Chi, con uno studio retrospettivo trasversale della durata di un anno, confrontando l’eventuale ringiovanimento e gli effetti anti-invecchiamento tra i tre gruppi di volontari.
Il prof. Lin ha dichiarato che la scelta di coinvolgere dei volontari giovani è stata dettata dalla capacità delle loro cellule di rinnovarsi più facilmente rispetto alla popolazione anziana. Oltre a ciò, volevano essere sicuri che i risultati non fossero sfalsati da eventuali malattie croniche, assunzione di farmaci e altri fattori d’interferenza.

La pratica del Thai Chi, come suggerito anche da precedenti studi, è risultata benefica nei pazienti con lieve o moderata malattia di Parkinson e nei casi di fibromialgia. Altre evidenze hanno suggerito possibili vantaggi del Thai Chi nella riduzione del dolore, nella prevenzione delle cadute e in un miglioramento dell’equilibrio. Vi è anche un incremento della funzione aerobica, una riduzione della pressione sanguigna e dello stress e un miglioramento generale della qualità della vita. In questo studio, infine, si è evidenziato come il Thai Chi possa promuovere la vasodilatazione e un maggior flusso sanguigno.

«Rispetto al gruppo NEH, il gruppo TCC ha beneficiato di un numero significativamente più elevato di cellule CD 34+ cellule – scrivono gli autori dello studio – Abbiamo trovato che la conta delle cellule CD34+ del gruppo TCC era significativamente superiore rispetto quelle del gruppo BW».
Questo tipo di cellule, che esprimono la proteina CD 34, sono anche «indicatori di cluster» delle cellule staminali ematopoietiche (cellule staminali) coinvolte nel processo di auto-rinnovamento, differenziazione e proliferazione. In sostanza, manterrebbero più giovane l’organismo.
Se siete dunque alla ricerca di un tipo di attività fisica piacevole, non pesante e difficile ecco che il Thai Chi potrebbe fare al caso vostro.
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Re: Il segreto degli italiani che vivono più a lungo

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